Banche centrali, acquisti di oro a livelli record. In attesa di quale evento?

13 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Le banche centrali di tutto il mondo hanno acquistato la seconda maggiore quantità di oro in 50 anni. Una vera e propria corsa all’oro, che pone un preciso interrogativo. Chi è che sta facendo incetta del metallo prezioso per eccellenza? Innanzitutto, è bene segnalare che la performance in dollari del prezzo dell’oro è stata praticamente anemica nel corso del 2014. C’è una precisa ragione: per il secondo anno consecutivo, si è assistito a vendite concentrate di “paper gold”, ovvero oro cartaceo (per oro cartaceo si intendono certificati o principalmente di Exchange-Traded Fund (ETF)) , tanto che gli ETF garantiti dall’oro hanno sofferto flussi in uscita pari a 159 tonnellate circa. Certo, i deflussi hanno presentato una considerevole diminuzione di intensità rispetto a quelli di 880 tonnellate di ETF sull’oro, nel corso del 2013. Vendite corpose, che in realtà sono iniziate quando l’oro toccò il picco avvicinandosi a quota $2.000 l’oncia il 6 settembre del 2011.

Una data cruciale nei mercati, dal momento che fu proprio in quella occasione che la Swiss National Bank istituì il regime di cambio fisso tra euro e dollaro, stabilendo un rapporto di cambio minimo a CHF 1,20. Regime che è chiaramente fallito e che è stato rimosso, provocando un grande shock sui mercati, all’inizio di quest’anno. LEGGI Svizzera capitola, toglie limite cambio. Euro crolla anche -30% sul franco

Ed proprio quest’anno, anche, che il sentiment rivolto all’oro cartaceo è stato, seppur con qualche esitazione, positivo, stando a quanto ha riferito lo stesso World Golf Council, stando che gli ETF hanno assistito a flussi in entrata di 60 tonnellate circa, di cui la stragrande maggioranza (più del 90%) è andata in fondi basati in Usa. Qualcuno, scrive un articolo di Zerohedge, potrebbe obiettare che il rialzo delle quotazioni sia stato alimentato dalla netta domanda verso l’offerta che ha interessato gioielli, tecnologia e in definitiva oro fisico (non cartaceo). In ogni caso, una cosa è certa: le banche centrali si sono affannate ad acquistare oro.

Stando agli ultimi dati del World Gold Council, nel 2014 gli istituti hanno cercato di trarre vantaggio degli smobilizzi di oro cartaceo degli ETF, acquistando grandi quantità del metallo, tanto che gli acquisti, su base netta, sono stati di 477 tonnellate lo scorso anno, in rialzo +17% rispetto alle 409 tonnellate del 2013. Si è trattato del secondo maggiore valore di acquisti netti in 50 anni, secondo solo alle 544 tonnellate che erano state aggiunte alla riserve globali di oro nel 2012.

L’acquisto è stato alimentato dai prezzi più bassi (provocati appunto dagli smobilizzi sugli ETF). Il maggiore appetito è stato mostrato soprattutto dalla Russia, i cui acquisti hanno rappresentato il 36% della domanda totale di oro da parte delle banche centrali nel 2014, pari a 173 tonnellate. Acquisti consistenti di oro sono stati effettuati anche dal Kazakistan (48t), Iraq (48y) e Azerbaijan (10t). Tutto ciò dimostra come le riserve delle banche centrali si stanno sempre diversificando, fattore non proprio positivo per il dominio del dollaro americano.

Sappiamo chi ha comprato. Ma chi ha venduto? L’Ucraina: la banca centrale del paese è stata l’unica a vendere in modo significativo le proprie riserve in oro, che sono scese -44% a 24 tonnellate. E qui la situazione si fa ironica, in quanto paradossalmente Mosca dovrebbe ringraziare Kiev per l’oro entrato nei suoi forzieri. Mosca avrebbe infatti ora più oro anche della Cina. Ma il problema è che i possedimenti di oro della Cina sono sconosciuti, in quanto sono stati aggiornati l’ultima volta dalla Cina.

Occhio poi alla situazione in cui versa l’Italia, ben descritta nella seconda tabella, che fa il punto della situazione dei 40 paesi e relative banche centrali principali che detengono oro. L’Italia è al quarto posto: e la quantità di oro che detiene, rappresenta il 67% delle riserve, pari a 2.451,8 tonnellate, dopo gli Stati Uniti, la Germania e il Fondo Monetario Internazionale. L’Italia era già al quarto posto al mondo nel 2011, come riporta l’analisi di Reuters, definendo l’Italia “il principale possessore di oro tra i PIIGS e il quarto al mondo, con 2.450 tonnellate, del valore di 95 miliardi di euro (ai prezzi del 2011). “Ma vendere questa quantità di oro probabilmente genererebbe un crollo dei prezzi e eroderebbe ulteriormente la capacità dell’Italia di gestire le proprie finanze”. Inoltre, fu lo stesso World Gold Council a spiegare che l’oro non è di proprietà dei governi, ma delle banche centrali. [ARTICLEIMAGE](Lna)