Banca d’Italia: le “considerazioni” del governatore Visco

4 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

 

L’ultima Relazione che ho letto, fu’ quella dell’ex Governatore ed ormai Defunto C.A. Ciampi, già Presidente emerito della Repubblica.

Come ogni anno, i contenuti di queste “Considerazioni finali” non sono dissimili, soprattutto nel perdurare di una grave crisi che va avanti da circa un decennio. Leggere la relazione mette tristezza, induce al pessimismo, perché i problemi sono tanti e le soluzioni, anche solo proposte, raramente si intravedono.

Quest’anno è stato diverso, vuoi anche perché abbiamo assistito ad una serie di fallimenti bancari perlopiù provocati dal malaffare, cattiva gestione del credito e clientelismo a go’ go’.

Ovviamente, in attesa di una indagine seria e complessiva del sistema bancario con la nomina di una Commissione d’inchiesta parlamentare – della quale almeno a chiacchiere è auspicata da molti –  salvo commentare fatti di cronaca giudiziaria possiamo dire poco, ogni tanto capita di ringraziare qualche fuga di notizia dai Tribunali, per ravvivare il clima.

Per tali ragioni quest’anno ho voluto riprendere le vecchie abitudini ed ho dato una sbirciata all’intervento soffermandomi in  particolare su un passaggio riguardante “la causa e gli effetti della crisi degli intermediari”, indicati nella Relazione annuale del nostro Governatore e che riporto integralmente:

“Gli effetti della crisi non potevano non riflettersi sui bilanci delle banche. Tra il 2007 e il 2015 l’incidenza sugli impieghi bancari dei crediti in sofferenza (le esposizioni, cioè, nei confronti di debitori insolventi) è più che triplicata, raggiungendo un livello comunque inferiore al picco della metà degli anni Novanta (fig. 6). Le difficoltà degli intermediari sono state acuite, in diversi casi, da comportamenti fraudolenti e scelte imprudenti nell’erogazione dei prestiti.”

A parte la considerazione afferente all’effetto della crisi sulle difficoltà delle famiglie ed imprese a pagare i debiti con le banche, aumentando la posta negativa delle “sofferenze” nei bilanci delle aziende di credito, dice anche che le “le difficoltà degli intermediari sono state acuite, in diversi casi, da comportamenti fraudolenti e scelte imprudenti nell’erogazione dei prestiti.”

In pratica, sintetizzando gli scandali ripetuti nell’ultimo decennio a cominciare dalla Banca Ca.RI.GE.[1] dove la fantasia non basta a descrivere i fatti e misfatti accaduti, si continua con il quartetto di Banca Marche, Popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti e, per finire, si fa per dire, alla Banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi di Siena dove finalmente si dice, anzi si accenna che “i comportamenti fraudolenti – cioè truffaldini e di malaffare – hanno fatto la differenza.

Si dice anche, a leggere i contenuti della Relazione del nostro Governatore a cui vogliamo un mondo di bene, che ci sono state “scelte imprudenti nella erogazione dei prestiti”, significando, sempre traducendo in parole povere che sono stati “regalati” soldi al pari di un Istituto di beneficienza “a babbo morto”, senza alcuna garanzia e ben sapendo fin da subito che sarebbero state operazioni a perdere, per soldi, molti soldi che non sarebbero mai rientrati.

Cosi è stato!

Infatti, un ulteriore passaggio del nostro amato Governatore aggiunge: Nel 2016, i cosiddetti crediti “cattivi o deteriorati” delle banche, conseguenza inevitabile della crisi, ricorda il governatore, erano pari a 173 miliardi,   a fronte dei quali le banche detengono garanzie reali per oltre 90 miliardi e personali per quasi 40”.

A leggere queste cifre, si comprende che ben 43 miliardi – soldi dei risparmiatori – sono andati a babbo morto, cioè senza alcuna garanzia.

Dei controlli “interni  e/o responsabilità di sistema anche istituzionali”, non si fa cenno, si tace.

Ecco, senza dilungarmi troppo è di questo che l’opinione pubblica ed io per primo, vorremmo essere delucidati. Per questo aspettiamo tutti fiduciosi l’inizio dei lavori della Commissione Parlamentare d’ Inchiesta sul mondo delle banche nel nostro Paese.

Non tanto per punire o sanzionare i colpevoli che certamente non mancheranno e per i quali la meritoria azione dell’Autorità giudiziaria potrà pure bastare, ma per evitare il ripetersi di futuri disastri!