Ascesa di Grillo minaccia impero mediatico Berlusconi

15 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Un’alleanza tra il Movimento 5 Stelle anti-sistema di Beppe Grillo e il centro-sinistra italiano potrebbe preparare la strada per dure leggi sul confitto d’interesse, forzando Silvio Berlusconi a scegliere tra politica e il suo vasto impero mediatico.

Nata da un’audace scommessa sulla televisione commerciale negli anni ‘80, la Mediaset dell’ex primo ministro è diventata una delle emittenti più grandi d’Europa, grazie all’aiuto delle tenere leggi anti-trust italiane e un ambiente normativo favorevole. Ora Pier Luigi Bersani, la cui formazione di centro-sinistra ha vinto il controllo della Camera dei Deputati nelle inconclusive elezioni della scorsa settimana, dichiara di voler far passare una dura legge sul conflitto di interesse che potrebbe forzare Berlusconi a disfarsi del gioiello del suo impero di 4 miliardi di euro (5.09 miliardi di dollari). “Un accordo tra Bersani e Grilllo potrebbe significare un ridimensionamento di Mediaset o forzare Berlusconi a scegliere tra politica e proprietà” ha dichiarato Francesco Siliato, professore di comunicazione al Politecnico di Milano. Berlusconi ha tutti gli interessi a far sì che tutto resti com’è”.

Resta ancora poco chiaro se Bersani riuscirà a formare un governo o persuadere il populista Grillo ad appoggiarlo con un voto di fiducia o votando leggi individuali. Ma Grillo, la cui campagna elettorale ha sdegnato la TV a favore di internet e incontri pubblici dal vivo, ha promesso di disfarsi dei monopoli italiani e posto l’attenzione proprio sul giornalismo radiotelevisivo come uno dei settori che devono essere aperti.

Anche Bersani, che ha escluso una grande coalizione con Berlusconi dicendo che il leader di centro-destra “non ha concetto di responsabilità che vada oltre i propri interessi”, ha parlato a favore di una ristrutturazione del settore della comunicazione italiano. “Se il centro-sinistra e il Movimento 5 Stelle convergeranno in un’alleanza, Mediaset diventerebbe certamente una vittima potenziale” dichiara Claudio Aspesi, analista presso la Sanford Bernstein di Londra. “Il mercato sta sottovalutando i possibili rischi regolatori davanti ai quali si trova la società”. Le azioni della Mediaset dalle elezioni sono crollate di circa l’11% al loro minimo in due mesi. La proprietà di Mediaset di Berlusconi, che attira oltre il 60% della spesa in pubblicità televisiva, è stata a lungo un’anomalia che i critici dicono essere il fattore maggiore del suo dominio della politica italiana da quasi 20 anni.

Sotto pressione

Essere forzato a scegliere tra business e politica andrebbe a danneggiare la natura stessa della formula del magnate 76enne di mescolare la politica e i media.
Il 3 volte primo ministro controlla un impero finanziario che va dalla popolarissima squadra di calcio AC Milan al maggiore editore italiano Mondadori fino all’emittente spagnola Mediaset Espana. Il suo figlio maggiore e vice-presidente della Mediaset Pier Silvio, 43 anni, è anche membro del consiglio della banca di investimento più potente di Italia, Mediobanca.

Secondo uno studio dello scorso febbraio di tre professori universitari che hanno guardato ai dati delle elezioni a partire dal 1994, quando Berlusconi si è presentato per la prima volta, quanto più affermata era la Mediaset in una certa regione, tanto più forte era stato il supporto per il suo partito.
Una maggiore esposizione alle trasmissioni Mediaset ha aumentato la percentuale di voti regionali di una media di 1-2 punti, secondo lo studio di Ruben Durante della Sciences Po di Parigi, Paolo Pinotti della Bocconi di Milano e Andrea Tesei della Queen Mary di Londra.

I problemi politici potenziali per Mediaset potrebbero comportare un deciso aumento della pressione commerciale che ha lentamente minato il suo dominio, accanto all’impatto della dura recessione italiana sui suoi guadagni pubblicitari.

Mediaset ha chiuso il 2012 con la sua prima perdita netta annuale e si aspetta di chiudere in rosso anche quest’anno, colpita dalla recessione economica e dalla competizione di Sky Italia, unità della pay-TV News Corp, e dei giganti del web come Google Inc.

Secondo gli esperti dell’industria dei media, dopo aver fallito nel diversificare la produzione TV e trasformare la sua unità di pay-tv in una business di profitto, Mediaset resta legata a un modello di business vecchio che è troppo focalizzato sulla pubblicità tradizionale.

All’indomani delle elezioni, l’analista di Citi Mauro Baragiola ha messo in guardia gli investitori dichiarando che si aspetta che i pubblicitari stringeranno ancora di più la cinghia, notando quanto durante la campagna elettorale la televisione si sia dimostrata meno efficace del web nell’attirare gli elettori. “Mediaset ha bisogno di più innovazione (difficile) o di ridurre le proprie operazioni per diventare un’emittente di ambizioni ridotte” ha detto.

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