Arte, con i club deal di Matis si diversifica investendo su artisti iconici del XX secolo
Fonte: Matis
Negli ultimi anni l’arte è entrata a pieno titolo nel panorama degli investimenti alternativi, attirando l’interesse crescente di investitori privati e istituzionali. La combinazione tra valore culturale e potenziale economico, unita alla ricerca di asset decorrelati dai mercati finanziari, ha dato impulso alla nascita di modelli innovativi di accesso e gestione.
In questo scenario si inserisce Matis, prima società in Europa autorizzata dall’Autorité des Marchés Financiers (AMF) a proporre co-investimenti in arte del XX secolo, destinati a investitori qualificati, con una soglia di partecipazione a partire da 20.000 euro.
Per capire come partecipare a queste opportunità abbiamo incontrato a Milano Alberto Bassi (nella foto in alto) che guida la filiale italiana della società francese fondata nel 2023 da Arnaud Dubois, esperto di arte, e François Carbone, imprenditore nel settore degli investimenti.
Bassi, verso quali opere indirizzate gli investimenti?
La nostra strategia è focalizzata sui capolavori dei pittori iconici del XX secolo come Andy Warhol, Lucio Fontana fino a Pablo Picasso, noti come artisti “blue chip”. Artisti le cui opere si collocano nella fascia di valore tra 500mila e 5 milioni di euro, riconosciute da istituzioni museali, gallerie internazionali e collezionisti. Per ogni opera selezionata viene creato un veicolo societario ad hoc a cui si può partecipare attraverso l’acquisto di obbligazioni convertibili. Il modello è concepito per favorire la diversificazione del portafoglio su più club deal, consentendo di partecipare a diverse operazioni e quindi a più opere.
Tutte le fasi, dalla scoperta delle opportunità alla sottoscrizione fino al monitoraggio delle operazioni e al rimborso dopo le exit, sono gestite tramite uno spazio digitale dedicato, che rende l’esperienza di investimento chiara, tracciabile e interamente online. Ogni investitore riceve inoltre una reportistica semestrale con aggiornamenti sull’andamento del mercato e delle opere in portafoglio.
Rispetto all’acquisto diretto di un’opera d’arte quali sono i vantaggi?
Acquistare direttamente opere d’arte richiede competenze e un network di esperti difficile da costruire da soli. Matis è in grado di semplificare tutte queste fasi. Grazie alle competenze degli specialisti Matis, infatti, consentiamo di accedere a un segmento del mercato dell’arte considerato storicamente resiliente nei cicli economici e finora rimasto appannaggio di pochi collezionisti e investitori istituzionali. Il tutto attraverso un team di esperti capaci di valutare e selezionare le opere in modo trasparente e regolamentato. Successivamente, nelle operazioni di rivendita, ci affidiamo a un network di mercanti e gallerie specializzate.
Che tipo di rendimenti devono aspettarsi gli investitori?
Le operazioni concluse finora hanno registrato un rendimento medio netto per l’investitore del 17,7% ( corrispondente alla differenza tra il prezzo di vendita dell’opera e il suo prezzo di acquisto, al quale sono detratte le spese relative alla commissione della galleria d’arte, le tasse e le spese di Matis) e un IRR medio annualizzato netto di spese del 33,3% (dati Matis aggiornati al 2 settembre 2025, non indicativi di rendimenti futuri). Il tasso di rendimento interno (IRR) è un tasso che tiene conto dei flussi di cassa generati da un investimento in un determinato periodo di un anno, nonché del valore di rivendita finale di tale investimento. L’IRR misura quindi la redditività reale di un investimento tenendo conto del tempo e degli importi investiti.
Organizziamo ogni co-investimento allineandoci alle dinamiche del mercato nel quale operiamo, con un obiettivo medio di detenzione di due anni (non garantito) e una durata massima di 5 anni. In quasi due anni di attività abbiamo acquistato 65 opere ed effettuato già 16 rivendite, con riscontri positivi da parte degli investitori che hanno partecipato alle prime operazioni. Tanto che molti di loro hanno contribuito successivamente ad altre operazioni di co-investimento.
Ricordiamo che i rendimenti passati non sono indicativi dei rendimenti futuri. Gli investimenti in asset non quotati possono comportare il rischio di perdita parziale o totale del capitale investito.
Lei è un grande esperto di venture capital, chi sono i vostri clienti?
I nostri clienti sono investitori e professionisti del wealth management interessati a integrare l’arte all’interno di strategie patrimoniali diversificate. Collaboriamo con family office, consulenti indipendenti e realtà di private banking che vedono nell’arte una componente alternativa capace di unire valore culturale e potenziale economico. Possiamo dire che Matis ha introdotto l’arte come una nuova asset class nei private market: una categoria di asset che, oltre a mantenere il proprio valore nei contesti di volatilità, può contribuire a una diversificazione patrimoniale di lungo periodo. Inoltre, la nostra attività è regolata dall’Autorité des Marchés Financiers (AMF), l’autorità francese di vigilanza sui mercati finanziari, e riconosciuta a livello europeo.
Con la sua presenza a Parigi, Ginevra e Milano, Matis rappresenta oggi un punto di riferimento nel panorama europeo per chi desidera integrare l’arte nei portafogli di investimento in modo trasparente, strutturato e regolamentato. La missione dell’azienda è quella di rendere accessibile un mercato tradizionalmente riservato a pochi, creando un ponte tra cultura, finanza e innovazione, e contribuendo alla diffusione di una nuova forma di investimento nel mondo dell’arte.
Arnaud Dubois e François Carbone
