Arabia Saudita: nuovi raid aerei in Yemen prima di invasione

27 Marzo 2015, di Redazione Wall Street Italia

SANAA (WSI) – Gli aerei della coalizione guidata dall’Arabia saudita hanno lanciato nuovi raid su obiettivi nemici nello Yemen per difendere il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Secondo fonti della Bbc il presidente sarà domani in Egitto per un vertice della Lega araba, al quale parteciperà in veste di “presidente legittimo” dello Yemen.

L’Iran, che sostiene i ribelli sciiti, ha denunciato nuovamente questo intervento, definito “pericoloso” per la stabilità della regione. Ieri sera è stata colpita più volte anche la capitale Sanaa, in particolare i quartieri a Ovest.

In Yemen, insomma, è sempre più il caos. Con le forze dei ribelli Huthi che continuano a guadagnare terreno, il presidente del paese Hadi ha scelto la via della fuga e ha lasciato nei giorni scorsi la città di Aden per rifugiarsi nella capitale saudita di Riyad. Il capo di Stato yemenita aveva lasciato Sanaa a gennaio, dopo che la capitale dello Yemen era stata conquistata dal gruppo sciita.

Immediata è stata la reazione dell’Arabia Saudita, che con l’aiuto degli Stati Uniti, del Regno Unito e di una coalizione di forze del Golfo, ha incominciato a bombardare le postazioni degli Huthi sciiti, insieme ad altri alleati della regione del Golfo.

Nelle sole ultime 24 ore i bombardamenti aerei hanno provocato la morte di tre leader dei ribelli e di almeno 39 civili, secondo i media. Il regno saudita, sostenuto dagli Stati Uniti, si starebbe preparando ora a un’invasione via terra.

Le forze dei rivoltosi da parte loro hanno abbattuto un aereo di ricognizione militare saudita nei pressi di Sanaa. Secondo “Al Mayadeen”, l’aereo dopo essere stato colpito “è caduto nella zona di al Sabaha” ad Ovest della capitale. Così hanno riferito fonti militari yemenite all’emittente televisiva libanese vicina alle milizie sciite Hezbollah.

Dodici persone hanno perso la vita nel primo giorno dell’operazione dell’aviazione saudita, quando un raid che puntava alla base militare a nord di Sanaa, la capitale yemenita, ha colpito la zona residenziale circostante.

Secondo Al-Arabiya News il regno saudita ha dispiegato 100 caccia, 150.000 soldati e altre divisioni navali in quella che è stata battezzata “Operation Decisive Storm” (vedi grafico sotto). Le ultime indiscrezioni di al Arabiya dicono che sono rimasti uccisi i leader dei ribelli sciiti, Abdulkhaliq al-Houthi, Yousuf al-Madani e Yousuf al-Fishi.

I raid aerei, che hanno avuto il sostegno di almeno altri nove paesi, hanno provocato fin da subito la contrarietà dell’Iran, che ha parlato di “invasione” e di un “passo pericoloso” che peggiorerà la crisi dello Yemen e di tutta l’area. Marzieh Afkham, portavoce del Ministero degli esteri in Iran, ha scritto in un comunicato stampa che l’Iran “condanna i raid aerei contro lo Yemen di questa mattina, che hanno provocato il ferimento e la morte di alcuni yemeniti innocenti, e considera questa azione un passo pericoloso”. Ancora: “Questa invasione non porterà a nessun risultato se non all’espansione del terrorismo e dell’estremismo in tutta la regione”.

Proprio il ministro degli Esteri yemenita aveva lanciato un appello per un intervento delle forze del Consiglio di Cooperazione del Golfo per fermare l’avanzata delle milizie Huthi sostenute, secondo il governo yemenita, dall’Iran.
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La soluzione dell’intervento è stata appoggiata anche dagli Stati Uniti con la Casa Bianca che, in un comunicato reso noto nella tarda serata di ieri, ha reso noto di sostenere l’operazione decisa dal Consiglio di Cooperazione del Golfo, aggiungendo che il presidente Barack Obama ha di fatto autorizzato “il sostegno logistico e di intelligence”.

E nel comunicato della Casa Bianca, la posizione degli Usa è apparsa molto chiara: “Gli Stati Uniti condannano con forza le operazioni militari che sono state intraprese dagli Huthi contro il governo eletto dello Yemen (…) In risposta al deterioramento della situazione, l’Arabia Saudita, il Consiglio di Cooperazione del Golfo e altri daranno il via a un’azione militare per difendere il confine dell’Arabia Saudita e per proteggere il governo legittimo dello Yemen (..) Sebbene le forze Usa non stiano intervenendo in modo diretto in Yemen, stiamo formando una Cellula congiunta di pianificazione con l’Arabia Saudita, per coordinare il sostegno militare e di intelligence”.

In un altro comunicato congiunto, l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Kuwait, il Bahrain e il Qatar hanno riferito di aver deciso di intervenire per proteggere lo Yemen contro l’aggressione delle milizie Huthi. “Faremo quanto sia necessario per proteggere il governo legittimo dello Yemen”, ha detto l’ambasciatore saudita a Washington, Adel al-Jubeir.

Nel frattempo, la missione dello Yemen all’Onu ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di consentire ai paesi che lo vorranno di aiutare militarmente lo Yemen, per proteggerlo dall’aggressione degli Huthi. Il gruppo armato sciita zaydita è lo stesso che si è reso protagonista di un tentativo di colpo di stato lo scorso 20 gennaio.

Le forze ribelli hanno sempre difeso le loro azioni, sostenendo di agire in difesa della loro comunità, colpita da una sistematica discriminazione. E sono state chiare nel dire che, in caso di intervento saudita, “i soldati Huthi non si fermeranno alla Mecca, ma piuttosto a Riyad”, la capitale dell’Arabia Saudita. I rivoltosi hanno accusato il governo anche di favorire organizzazioni criminali internazionali come al-Qaida.

Da parte loro le autorità dello Yemen hanno sempre accusato i ribelli, che si caratterizzano per una posizione ostile nei confronti dell’America, di avere intenzione di rovesciare il regime e instaurare la legge islamica sciita zaydita.

Gli Stati Uniti hanno comunicato giorni fa di aver perso traccia di armi per un controvalore di circa $500 milioni che erano state consegnate allo Yemen in passato. Con ogni probabilità esse sono finite nelle mani dei ribelli o di al-Qaeda.

(DaC-Lna)