La sfilata di Antonio Marras è stata un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio, un inno alla bellezza, all’anticonformismo e alla libertà creativa. Mercoledì, nel cuore di Milano, lo stilista sardo ha presentato la sua nuova collezione, trasformando la passerella in una scena teatrale dove si sono incontrati i personaggi del Bloomsbury Group e lo spirito più autentico della sua amata Sardegna.
Fotografia di Keila Guilarte
La collezione prende ispirazione da una visione poetica: immaginate il circolo di amici di Virginia Woolf – intellettuali e artisti che sfuggivano alle rigide etichette della società vittoriana – in un inusuale soggiorno ad Alghero. Un’idea nata dalla fantasia di Marras, che ha voluto “ridare giustizia” a D.H. Lawrence e Frieda von Richthofen, che visitarono la Sardegna ma non arrivarono mai a esplorare Alghero. A far da tramite, la scrittrice neozelandese Katherine Mansfield. Un’incredibile comunità di ribelli, pacifisti e sognatori che trova in Sardegna il proprio “paradiso terrestre”.
Storie, colori e texture
Questa narrazione complessa e affascinante si traduce in abiti che sono un intreccio di storie. La collezione è un mix esplosivo di stili e tradizioni che si sovrappongono. Troviamo tessuti diversi e contaminazioni estetiche – check, jacquard, damaschi, pizzo, gessato – che si fondono in un’armonia di contrasti.
Fotografia di Keila Guilarte
I colori sono un richiamo ai paesaggi sardi: lilla, rosa, sabbia, rame e cioccolato, intervallati da sprazzi di nero stinto e tessuti che sembrano tappezzerie scolorite. Le linee sono fluide e scivolate, con drappeggi, volant e intarsi che creano volumi e forme inaspettate. Sfilano in passerella grandi vestaglie da “diva di Hollywood” e capi ispirati all’eleganza di Hercule Poirot, abiti da sera e completi pigiama, tailleur maschili e giacchine sagomate. Anche l’uomo e la donna condividono gli stessi tessuti, ma con interpretazioni uniche e personali.
Un omaggio alla bellezza della Sardegna
La collezione è un omaggio non solo all’arte e alla letteratura, ma soprattutto alla terra d’origine di Marras. Il centro di ogni cosa è la Sardegna, “crocevia di culture, depositaria di tradizioni di popoli di passaggio.”
La sfilata ha celebrato le radici più profonde del designer utilizzando pezzi originali di costumi tradizionali sardi, troppo belli per essere rivisitati e troppo importanti per non essere mostrati al mondo. Un gesto che sottolinea un messaggio chiaro: la bellezza è un bene comune che va preservato e condiviso.
Fotografia di Keila Guilarte
Questo concetto ha trovato la sua massima espressione nell’ospite d’onore della sfilata: Giuseppe Ignazio Loi, un pastore sardo che si è rifiutato per decenni di vendere la sua terra a una multinazionale, diventando un simbolo di amore per le proprie origini. La sua presenza in passerella non è stata un semplice cameo, ma un gesto potente e significativo, una storia vera che si unisce all’immaginario poetico di Marras.
Con questa collezione, Antonio Marras rompe le regole e crea il suo stile unico, dimostrando ancora una volta che la moda, quando è contaminazione e dialogo, diventa un potente strumento per ridurre i pregiudizi e celebrare la bellezza in tutte le sue forme.