Antiriciclaggo, paradosso enti pubblici su operazioni sospette

11 Ottobre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Paradosso italiano. Il governo italiano fa retromarcia sulla lotta al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo. Secondo quanto riferisce il Fatto Quotidiano, entro dicembre per gli enti pubblici non sarà infatti piu’ obbligatorio per gli enti pubblici comunicare qualsiasi operazione sospetta. Tale obbligo era previsto all’articolo 41 del legge 231  “concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo” approvata nel 2007.

La decisione, presa allora dal secondo governo Prodi, impone alla pubblica amministrazione di segnalare qualsiasi operazione sospetta. Questo appare evidente scorrendo il comma 2 dell’articolo 10: “Le disposizioni si applicano agli uffici della pubblica amministrazione”. Di fatto, con l’unica eccezione di Milano la legge e’ rimasta inattesa.

Ora la bozza della nuova legge-delega che sarà approvata dal governo entro il prossimo dicembre, ammorbidisce la norma, eliminando appunto l’obbligatorietà. Questo particolare emerge dal nuovo articolo 10 dove la parola è stata cancellata.

“Una modifica a nostro giudizio inconcepibile perché inciderà fortemente sulle emergenze del nostro Paese: la lotta al riciclaggio, alla criminalità organizzata, alla corruzione, all’evasione fiscale e al terrorismo” ha commentato a questo riguardo il giurista Vincenzo Mustacchio, specificando la necessita’ che : 

questo settore venga riformato sulla base dell’applicazione il principio della “tolleranza zero” nei confronti del riciclaggio di denaro sospetto. Ritengo che le minacce di riciclaggio in Italia siano rilevanti a causa della diffusione e della pervasività della criminalità organizzata, della corruzione, dell’evasione fiscale e non ultimo del terrorismo.  Gli uffici della pubblica amministrazione, particolarmente esposti all’incidenza della corruzione, ad esempio nei settori degli appalti e dei finanziamenti pubblici, mostrano ancora scarsa sensibilità per l’antiriciclaggio malgrado siano sempre stati ricompresi nel novero dei soggetti obbligati alla segnalazione. Questa negligenza ne accresce la vulnerabilità. Se si confermasse l’intento del Governo di modificare la attuale legislazione, eliminando l’obbligo di segnalazione degli enti pubblici, credo che i danni potrebbero essere irreparabili. La pubblica amministrazione è, e deve restare, un presidio indispensabile nell’attività antiriciclaggio. Direi di più: la pubblica amministrazione pur essendo obbligata a collaborare, ha contribuito pochissimo se guardiamo all’ammontare complessivo delle segnalazioni sospette che arriva dal sistema antiriciclaggio. La riforma dovrebbe andare nella direzione opposta agli orientamenti attuali, obbligando gli enti pubblici ad adottare procedure interne molto stringenti per le rilevazioni di operazioni sospette, la tempestività della segnalazione alla UIF, la massima riservatezza dei soggetti coinvolti nell’effettuazione della segnalazione stessa e l’omogeneità dei comportamenti.  Sarebbe un nuova sfida, che ad alcuni può sembrare impossibile, in cui la Pubblica Amministrazione del nostro Paese si gioca la sua credibilità e la capacità di contrastare le illegalità che derivano dal riciclaggio e dalle transazioni di denaro sospette. Sarebbe anche un segnale concreto nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione che pervadono e uccidono il nostro Paese”