Altro che crisi, il private banking gode di ottima salute

4 Settembre 2019, di Mariangela Tessa

Malgrado il  rallentamento generalizzato dell’economia, il settore del private banking gode di buona salute. Merito delle famiglie italiane che si affidano agli operatori del settore per la pianificazione di azioni coerenti con i loro progetti di vita, aiutandole a proteggere il patrimonio dalle sfide che incombono sul risparmio, come i tassi negativi e la volatilità.

È quanto emerge dall’indagine annuale condotta da Magstat Consulting, società specializzata nelle analisi dei portafogli e delle masse private, che ha analizzato i numeri dei 261 operatori finanziari presenti nel nostro Paese. Dallo studio emerge infatti che, al 31 dicembre 2018, il totale delle attività finanziarie gestite dai player censiti nel nostro Paese ammonta a 944 miliardi di euro.

Gli analisti stimano che il mercato italiano del private banking e del family office vale, a fine 2018, complessivamente 1.120 miliardi e presenta quindi una quota non ancora raggiunta dai servizi di private banking pari al 15,7% (207 miliardi di euro). Emerge che la quota di mercato servita è dell’84,3% ed è in continua crescita dal momento che un anno prima (fine 2017) era pari a 912,5 miliardi di euro, ossia l’80% del potenziale mercato.

Quali sono gli operatori che hanno conseguito i migliori risultati?

Secondo lo stesso studio, sui 261 gruppi attivi a vario livello nei finanziari, ai primi posti di questa graduatoria si affermano le emanazioni di due colossi bancari del Paese: Intesa Private con 153,2 miliardi, seguita da Unicredit con 91,3 miliardi di euro. Al terzo posto spicca Banca Generali. Completano la top five  Ubi Banca (33,8 miliardi) e Bnl Bnp Paribas (32,7 miliardi).