Alert Fitch: rischio bolla immobiliare negli Usa

7 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Rischio di bolla immobiliare negli Stati Uniti, l’alert arriva da Fitch, che parla di balzo “insostenibile” dei prezzi delle abitazioni.

“Nel complesso, sono presenti (negli Usa) segnali di rafforzamento della ripresa economica, con il momentum che continua ad andare in una direzione positiva. Fitch ritiene che questi trend proseguiranno, sebbene l’elevato tasso di crescita dei prezzi delle base non sia considerato sostenibile. Al momento, il Fitch’s Sustainable Home Price Model (ovvero il Modello relativo alla sostenibilità dei prezzi delle case) stima che i prezzi domestici siano sopravvalutati approssimativamente del 17% in termini reali, con aree geografiche che presentano grandi differenze”.

Nel suo report, Basandosi sulla relazione storica che esiste tra i livelli dei prezzi delle case e i principali driver della domanda e dell’offerta di mercato, esiste un disallineamento. La continua ripresa e la popolazione esuberante propensa agli acquisti di abitazioni potrebbe spingere ancora al rialzo i prezzi per molti trimestri, o anche anni. Tuttavia, Fitch rileva un rischio di bolla in caso di prezzi in crescita e intravede diversi fattori che potrebbero fermare o anche invertire il trend nei recenti guadagni del mercato”. Tra questi, “aumentano le preoccupazioni sui tassi di interesse”.

Indicativa la performance del National Risk Index – indice di rischio nazionale di default rapportato alla popolazione – che sale per la prima volta dalla crisi. “Al momento a quota 1,14, l’indice NRI indica che il rischio default di un prestito concesso oggi è superiore +14% rispetto alla media degli anni ’90”.

Occhio inoltre ai prezzi delle case della Bay Area, che sarebbero secondo l’agenzia di rating sopravvalutati di quasi il 30%, riflettendo una situazione simile a quella del 2003, tre anni prima della formazione della bolla immobiliare precedente.

E quanto più preoccupa, è che “i prezzi delle case sono spinti al rialzo più dagli acquisti di natura speculativa che non da un aumento della domanda di base”.

(in fase di scrittura)