Aggredito l’avvocato di Salah Abdeslam, Sven Mary

24 Marzo 2016, di Alberto Battaglia

MILANO (WSI) – Difendere un terrorista come Salah Abdeslam non è certo cosa facile. Lo sa bene il suo legale, Sven Mary, l’avvocato belga che negli anni aveva già difeso molti altri imputati pressoché indifendibili. “Avvocato delle canaglie” è infatti uno dei suoi soprannomi. Secondo quanto riporta il quotidiano belga Le Soir, Mary ieri sera è stato addirittura aggredito da uno sconosciuto, con l’accusa di difendere un terrorista. L’avvocato, che “ha avuto la meglio”, ha quindi deciso di chiudere il suo studio per evitare attacchi ai suoi collaboratori.
Sven Mary è considerato uno dei dieci migliori avvocati penalisti del Belgio; la difesa di Salah gli garantirà sicuramente una visibilità non da poco, ma anche molti nemici.

“Non sono un personaggio troppo amato, ma non mi interessa, non è il mio ruolo”,  perché “una volta che si difende, si difende”, dichiarava Mary qualche giorno fa a Dereniere Heure, “Se questo significa anche prendere degli schiaffi, allora preferisco prenderli a testa alta“, altrimenti “avrei fatto l’avvocato divorzista”. E gli schiaffi, a quanto pare, non si sono fatti attendere.

Ma il principe del foro di Bruxelles, che già aveva preso le difese del capo dell’organizzazione terroristica islamista Sharia4Belgium, ritiene che Salah sia tutt’altro che indifendibile:

“Nei casi di terrorismo, gli imputati contestano l’incontestabile”, Salah, al contrario, aveva iniziato a collaborare e ad ammettere che quel 13 novembre, a Parigi, lui c’era, “per questo che il suo è un caso difendibile, fattibile e interessante”.

Se la posizione di Mary fosse sembrata imbarazzante in precedenza, dopo gli attentati di martedì scorso la sua posizione è divenuta ancora più rischiosa, soprattutto se si venisse a dimostrare il coinvolgimento del suo assistito negli ultimi attacchi. A quanto risulta al momento, due dei kamikaze della strage, i fratelli Brahim e Khalid el Bakraoui, sono stati indicati dalla polizia come protettori della fuga di Salah nell’abitazione di Forest. Difficile, quindi, pensare che Salah non sapesse nulla dei piani dei suoi fiancheggiatori.