Agenzie di rating: cosa sono e regolamentazione

3 Dicembre 2019, di Alberto Battaglia

Uno dei problemi fondamentali di chi investe, mettendo a rischio il proprio denaro, è quello di non conoscere a fondo le caratteristiche del soggetto al quale sta destinando le proprie risorse. E’ affidabile? Sta facendo scelte destinate ad avere successo? Sta andando a sbattere?

Alle società quotate, per questa ragione, è richiesto un maggior sforzo in termini di trasparenza al fine di informare periodicamente il pubblico. Una gestione oscura, infatti, incrementerebbe di molto quel fenomeno noto come asimmetria informativa: il soggetto che riceve denaro sa qualcosa che il suo prestatore non sa – e potrebbe approfittarne.

La ragion d’essere delle agenzie di rating si inserisce in questo processo di valutazione sull’affidabilità degli emittenti: che sono, in particolare, stati e società private.
L’agenzia di rating infatti analizza le informazioni rese note dagli emittenti e le elabora per esprimere un giudizio (rating) che rifletta la loro capacità di rispettare gli obblighi finanziari.
Uno stato con un rating alto ha margini molto ampi, ad esempio, per poter pagare gli interessi sul debito che ha emesso.

E’ importante che a farsi carico di quest’analisi sia un attore neutrale, che agisca solo sulla base dei dati a disposizione e che non utilizzi la sua posizione di giudice per inquinare il normale svolgimento del mercato.

Chi paga il servizio del rating? Se prima ad abbonarsi alle informazioni prodotte dalle agenzie erano i risparmiatori, a partire dagli anni Settanta il modello iniziò a ribaltarsi, complice il fatto che la crescente diffusione delle fotocopie dei report esponeva il lavoro delle agenzie a fenomeni di free-riding. Ora sono soprattutto le aziende a pagare le agenzie di rating che le giudicano.
Essere valutati dalle agenzie di rating, infatti, consente all’azienda di ridurre il costo di finanziamento sul mercato, grazie alla maggiore trasparenza che si può offrire al mercato sulla base di un’analisi imparziale.

Per la formulazione dei loro giudizi le agenzie di rating sono tenute a seguire standard statistici e scientifici rigorosi. Secondo la legge vigente nell’Ue le metodologie debbono essere “rigorose, sistematiche, continuative e soggette a convalida sulla base dell’esperienza storica, inclusi i test retrospettivi” (Regolamento CE n.1060/2009).
Qualora, nell’esercizio della loro attività, le agenzie di rating non rispettino questi standard o commettano gravi errori, esse possono essere chiamate a rispondere dei danni provocati.

Alcuni casi di errori delle agenzie di rating

Un caso eclatante, sotto il profilo penale, fu quello che vide imputati alcuni dirigenti e analisti Standard&Poor’s per un declassamento espresso sul debito italiano nel 2011. L’accusa fu quella di manipolazione del mercato e si concluse con l’assoluzione di tutti gli imputati, in quanto non fu possibile dimostrare la volontà di utilizzare un “dato sicuramente falso” per alterare il mercato.
“Rimane il dubbio”, motivò la sentenza, “se ciò sia avvenuto per mera negligenza e quindi per colpa o con la coscienza e volontà di diffondere al mercato una notizia falsa unitamente alla consapevolezza dell’idoneità di tale condotta a cagionare una sensibile alterazione dei prezzi degli strumenti finanziari”.

E’ ancor più noto il caso dei rating “gonfiati” sui mutui subprime che innescarono la crisi del 2008: S&P chiuse l’inchiesta pagando 1,3 miliardi di dollari; Moody’s, per ragioni analoghe, patteggiò pagando 864 milioni. In nessuno dei due casi, pertanto, si è mai arrivati a una condanna giudiziaria che potesse accertare inequivocabilmente le responsabilità delle agenzie.

La regolamentazione delle agenzie di rating

E’ proprio in seguito ai clamorosi errori che hanno preceduto la Grande crisi che il regolatore ha disposto nuovi vincoli più stringenti sulle agenzie di rating (oltre a quelle già nominate l’altra “big” è Fitch). Il Dodd-Frank Wall Street Reform e il Consumer Protection Act del 2010 ha ampliato i poteri della Sec (la Consob americana), prevedendo che le agenzie rendano note le proprie metodologie di rating del credito. Un tempo, infatti, esse rimanevano riservate.

Nell’Unione Europea non esiste ancora una vera regolamentazione sistematica per le agenzie di rating, anche se in materia sono stati approvati vari regolamenti fra cui spicca il già citato Regolamento CE n. 1060/2009, che, fra le altre cose, identifica in modo chiaro cosa debba intendersi per rating.
Ovvero: “un parere relativo del merito creditizio di un’entità (…) emesso utilizzando un sistema di classificazione di categorie di rating stabilito e definito”.
Si tratta di una definizione ampia che però vede i giuristi concordi nel precisare che il rating resta un’opinione, benché motivata sulla base di metodi rigorosi.
I rating, precisa in un’ampia ricerca la dottoressa Chiara Picciau (research fellow presso l’Università Bocconi), “non sono raccomandazioni di investimento, non sono indicatori della liquidità del mercato né della correttezza dei prezzi formatisi sul mercato, non sono nemmeno misure assolute della probabilità di default associata a un’emittente o a una singola emissione”.