Agenzia delle Entrate: evasione fiscale, direttore nuovo, proclami vecchi

23 Luglio 2017, di Giovanni Falcone

Ernesto Maria RUFFINI, nuovo Direttore dell’Agenzia delle entrate, fresco di nomina e dopo l’ok della Corte dei Conti si è fatto subito sentire:” Va aiutato chi alza la saracinesca tutti i giorni”.

Egregio Direttore, già questa sarebbe una rivoluzione culturale. Finora non è stato mai così e lo dico da ex finanziare di lungo corso ed ex Responsabile Aziendale Antiriciclaggio di un Gruppo bancario: finora è stato esattamente l’opposto.

L’evasione fiscale o presunta tale è stata cercata sempre fra gli operatori economici conosciuti, ufficiali, con regolare partita IVA e iscrizione camerale che sono proprio quelli a cui lei Direttore si riferisce: “Quelli che alzano la saracinesca tutti i giorni”.

E’ stata da sempre la strada più facile, una scorciatoia per arrivare prima non solo per fare cassa ma, ahimè, anche per strozzare l’impresa, costringendo spesso  l’imprenditore ad espatriare, delocalizzare suona meglio nella migliore delle ipotesi o, nelle peggiori, farla finita, anche con gesti estremi.

L’obiettivo deve essere, ha continuato il nuovo Direttore, di “rendere meno lunare il rapporto con i cittadini, con il segno meno come parola d’ordine – meno burocrazia e meno adempimenti ”.

Belle parole: a leggerla sembra un trasferimento in massa, una delocalizzazione del sistema Italia, ci trasferiamo tutti in Germania.

Azione di contrasto: chiacchiere in libertà

Il principale problema nel nostro Paese, a mio avviso, deriva dal fatto che sovente il legislatore, quando pensa di fare qualcosa – per la lotta all’evasione fiscale o qualsivoglia altro settore – agisce d’impeto, senza consultare nessuno e men che mai chi, quegli stessi problemi li vive nella realtà.

Così è successo e continua a succedere quando parliamo di “Evasione fiscale”, dove l’esperienza di molti ed io tra questi, serve solo a scrivere articoli o libri che nessuno legge o comunque interessa poco.
Pertanto, malgrado si parli un giorno si e l’altro pure di lotta all’evasione fiscale, a ben guardare, l’unica lotta sono le “chiacchiere” ivi comprese quelle del no Direttore Ruffini.

Con l’auspicio di trovare qualche interlocutore attento, anche attraverso questa pagina sulla quale mi onoro di scrivere da qualche giorno, voglio riportare integralmente il contenuto di un mio vecchio articolo che compendia una esperienza maturata sul campo, dove ho raccontato una storia realmente vissuta nell’ambito di un’attività di servizio quando comandavo un Reparto della Guardia di finanza (1).

Lo voglio fare, nella convinta consapevolezza di dare un contributo pratico per contrastare con maggiore efficacia le false fatturazioni che ahimè, si facevano e si continuano a fare, attraverso l’alterazione della realtà, facendo fondi neri da utilizzarsi per cose che non si possono dire (come la corruzione nella Pubblica amministrazione), senza che ci sia stato mai un intervento serio sul controllo delle Partite IVA.

Intanto, teniamoci le chiacchiere!

(1) Evasione fiscale: tasse, evasione & fantasia

Combattere l’evasione fiscale è stato e rimane il principale obiettivo di qualunque Amministrazione finanziaria, finalizzata al duplice interesse di assicurare una equità e giustizia fiscale in termini di contribuzione ovvero garantire l’indispensabile equilibrio del bilancio pubblico.

Con la citata circolare, si afferma fra l’altro che, nell’ambito della prevenzione dei fenomeni di frode e più in generale dei comportamenti evasivi, l’attività di intelligence sarà rivolta alle informazioni più idonee per evidenziare quelle posizioni connotate da alto grado di pericolosità.

Più precisamente, al riguardo, si afferma testuale che: “”In tale contesto l’attività sarà diretta ad individuare quei soggetti richiedenti nuove partite iva che presentano elevati indici di rischio.””
Trattandosi di una condotta metodologica assolutamente innovativa, voglio raccontare una vecchia esperienza professionale che ho direttamente vissuto nella Guardia di finanza verso la fine degli anni ’90, al termine di una verifica generale – su base quinquennale – eseguita nei confronti di un “evasore totale”.
Il contribuente, pur titolare di regolare partita IVA fin dal 1985 ed esercente l’attività di “autocarrozzeria” , negli anni, non aveva mai presentato alcuna dichiarazione fiscale, tanto ai fini della imposizione diretta che indiretta.

A conclusione dell’attività di verifica e la contestuale stesura della verbalizzazione dei numerosi e variegati rilievi formali e sostanziali constatati (dalla omessa istituzione delle scritture contabili alla omessa presentazione della dichiarazione etc.), operazione questa cui ero tenuto a presenziare quale Ufficiale Comandante del reparto, al cospetto del consulente fiscale e dell’avvocato di fiducia del contribuente (la cui presenza si rese necessaria per consacrare in atti alcune dichiarazioni autoindizianti ex art.63 e 350 c.p.p.), ebbi la brillante idea di chiedere “le ragioni per le quali, pur avendo acceso la partita IVA, non avesse mai presentato le dichiarazioni fiscali annuali?”.

Il “carrozziere”, trafelato e manifestando profondo stupore per la mia domanda, a suo dire particolarmente ingenua, ebbe a rispondere: “Comandante, mi meraviglio di lei che mi fa questa domanda! io sapevo bene di essere un evasore totale. Lei non ci crederà, ma la partita IVA mi è stata indispensabile per operare in questi dieci anni. Vede, io lavoro molto per il Comune (riparo le macchine dei VV.UU.), per le Forze di polizia, Vigili del fuoco…sa, sono i clienti migliori. Trattandosi di Pubblica Amministrazione, la partita IVA è stata fondamentale per poter fatturare, perché diversamente, non potevo incassare.”

Di fronte a tale autentica e genuina testimonianza, mi caddero le braccia, pensando nel contempo: “Quanti contribuenti sono nella stessa condizione, ovvero già titolari di partita IVA e cattivi pagatori degli oneri tributari, nel senso che non presentano alcuna dichiarazione fiscale?”.

Nel giro di qualche settimana, attraverso la SO.GE.I. (Società Generale Informatica, gestore dell’Anagrafe tributaria per conto del Ministero dell’economia e delle finanze), acquisii l’elenco dei richiedenti la partita IVA dell’ultimo triennio e che non risultavano aver adempiuto agli obblighi successivi (fatturazioni, dichiarazioni e versamenti).

Dal centro, le definivano “partite morte”.

Per la sola provincia di Bari, furono rilevate oltre centomila decessi!

Quando si parla di fisco, anche per morire ci vuole “fantasia”.

Conclusioni

Egregio Dr. Ruffini, a parte le chiacchiere, fra sei mesi, riuscirà a invertire questa secolare tendenza?

Le parole d’ordine, i proclami che lei ha fatto, le assicuro che non servono a nessuno e meno che mai ai contribuenti onesti che le tasse le pagano.

Gli italiani, soprattutto quelli con partita IVA e che aprono la saracinesca tutti i giorni sono qua che l’aspettano, non vogliono evadere perché l’evasione è un’altra cosa, un altro pianeta che voi dell’Amministrazione finanziaria non avete neanche sfiorato.

Gli italiani a cui mi riferisco ed io tra questi, vogliono solo sopravvivere, Agenzia delle entrate permettendo!

Intanto buon lavoro Dr. Ruffini, ci risentiamo fra qualche tempo!