Petrolio giù, Brent cala di quasi il 6% su sviluppi Usa-Iran
La settimana prende il via con il petrolio in calo di oltre il 5,6% in seguito alla decisione di Stati Uniti e Iran di interrompere ulteriori azioni militari, offrendo i primi segnali tangibili di una potenziale de-escalation delle tensioni. Prima dell’avvio delle Borse europee, il Brent cede quasi il 6% e viaggia poco sotto gli 87 dollari al barile.
Mercato appeso a notizie positive
“L’andamento dei prezzi del petrolio di questa mattina riflette chiaramente il fatto che il mercato sia in cerca di notizie positive. Dopo 13 giorni di attacchi, gli Stati Uniti hanno fermato i raid nelle ultime 48 ore, mentre dall’Iran non sono arrivate nuove rappresaglie. Questa pausa ha visto il Brent arretrare bruscamente, con un calo di oltre il 7%, scendendo sotto i 90 dollari al barile”, sottolineano gli esperti di ING aggiungendo che “sebbene questo sia il primo segnale tangibile di de-escalation, le ragioni alla base di tale fenomeno sono meno chiare. Gli Stati Uniti non hanno fornito molte spiegazioni. Inoltre, ciò non ha ancora portato a un aumento significativo dei flussi navali attraverso lo Stretto di Hormuz. È improbabile che si assista a una ripresa finché non ci sarà chiarezza sulla durata di questa de-escalation e sulla possibilità per le navi di attraversare lo stretto senza timore di attacchi”.
Petrolio, cosa dice l’impostazione tecnica
“Ribasso importante del petrolio nella notte con un’apertura direttamente al di sotto dei 90 dollari, un ritracciamento tecnico che é favore del trend di lungo termine che risulta essere ribassista. Ricordiamo infatti che la dinamica tecnica del petrolio a lungo termine, ossia quella su base mensile, è ribassista e i rialzi al momento risultano assolutamente eccezionali”, spiega David Pascucci di XTB rimarcando come il movimento attuale del petrolio al ribasso risulta quindi perfettamente coerente con quanto vediamo a livello tecnico, pertanto rialzi del prezzo rappresentano solamente dei rimbalzi tecnici che non dovrebbero intaccare quella dinamica simile al 2022 che ha retto fino ad ora.
Secondo l’analista, rivedere il petrolio a 120 dollari risulta tecnicamente improbabile, la dinamica del 2022 é stata rispettata perfettamente contro ogni previsione di natura geopolitica, in questo caso confermando la natura tecnica dei movimenti di prezzo.
“Al momento il petrolio potrebbe chiudere il mese di luglio comunque in positivo, una chiusura peró non sufficiente a configurare un rimbalzo di lungo termine, molto probabilmente infatti potremmo vedere di nuovo un attacco verso i minimi nel corso del mese di agosto”, indica ancora nella nota di questa mattina.
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Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.