di Julie Dickson Investment Director azionario di Capital Group

Oltre l’AI, le opportunità globali si ampliano tra economia reale, innovazione e mercati internazionali

Potremmo vivere nell’era dell’intelligenza artificiale – la capitalizzazione di mercato di NVIDIA supera ormai quella di tre interi settori messi insieme – ma questo non è un motivo per trascurare le società della cosiddetta “old economy”. Innanzitutto, l’enorme quantità di capitali destinata alla costruzione dei data center sta generando opportunità di ricavi senza precedenti. La domanda di acciaio, rame, servizi di costruzione pesante e apparecchiature per la produzione di energia è aumentata sensibilmente. Ad esempio, nel primo trimestre le vendite della divisione costruzioni di Caterpillar sono cresciute del 38%. Riteniamo che le opportunità più interessanti si trovino nelle aziende “pick-and-shovel”, ossia quelle che forniscono infrastrutture e componenti essenziali per l’ecosistema dei semiconduttori e per lo sviluppo delle infrastrutture. A nostro avviso, questo ciclo di investimenti potrebbe durare più a lungo di quanto il mercato attualmente si aspetti.

Alcuni comparti legati ai beni e ai servizi dell’economia reale hanno registrato performance significative già all’inizio dell’anno, grazie alla percezione di essere relativamente immuni agli effetti dirompenti dell’intelligenza artificiale. Uno dei nostri principali ambiti di interesse riguarda proprio le società che riteniamo meno esposte al rischio di sostituzione da parte dell’IA. Un esempio è Royal Caribbean: è improbabile che l’intelligenza artificiale sostituisca le crociere. Nel settore industriale, GE Aerospace, produttore di motori aeronautici, ha iniziato l’anno con un portafoglio ordini pari a 190 miliardi di dollari.

Innovazione e reddito: la combinazione vincente del settore sanitario

In un contesto in cui la crescita di lungo periodo appare più difficile da individuare, i risultati della ricerca farmaceutica stanno iniziando a dare i loro frutti. Pipeline di sviluppo ampie e diversificate rappresentano un importante motore di crescita per le aziende farmaceutiche e riducono la dipendenza da un singolo prodotto. Molte di queste società generano inoltre un solido free cash flow, che consente di remunerare gli azionisti attraverso dividendi oppure di rafforzare ulteriormente la pipeline mediante acquisizioni mirate. AstraZeneca, ad esempio, dispone di una consolidata presenza nell’oncologia. Per sostenere la crescita futura, il gruppo sta sviluppando farmaci destinati alle malattie cardiovascolari, alle patologie renali croniche e ai disturbi metabolici. Riteniamo tuttavia che gran parte di questo potenziale non sia ancora pienamente riconosciuto dal mercato. Lo stesso vale per il business in Cina, che rappresenta circa il 13% delle vendite del gruppo. Siamo particolarmente positivi sull’innovazione che sta emergendo nel Paese. Grazie alle sue dimensioni e alle solide partnership, AstraZeneca è in grado di finanziare sia lo sviluppo della pipeline sia un dividendo sostenibile, rendendo il modello di business potenzialmente più resiliente di quanto il mercato attualmente riconosca. Le società farmaceutiche hanno dimostrato una gestione disciplinata della liquidità, investendo nella crescita senza compromettere la distribuzione di reddito agli azionisti. Molte perseguono politiche di dividendi progressivamente crescenti e offrono rendimenti interessanti; Roche e Novo Nordisk, ad esempio, presentano entrambe un dividend yield superiore al 3%. La combinazione tra crescita guidata dall’innovazione e stabilità offerta dai dividendi può contribuire a rafforzare la resilienza del portafoglio, mantenendo al tempo stesso un interessante potenziale di rivalutazione.

Investire al di fuori degli Stati Uniti può continuare a offrire opportunità

Dopo oltre un decennio di sottoperformance, i mercati azionari al di fuori degli Stati Uniti stanno vivendo una fase di rinnovata forza. Il forte rialzo iniziato nel 2025 è proseguito anche nel 2026, sostenuto da valutazioni interessanti, dall’indebolimento del dollaro statunitense e dalla crescita degli utili societari. Per chi riteneva che le performance del 2025 fossero un fenomeno temporaneo, i mercati internazionali stanno dimostrando il contrario. Al 31 maggio, l’indice MSCI All Country World ex USA registrava un progresso del 14% da inizio anno, rispetto a circa l’11% dell’S&P 500 Index. Questo cambiamento nel sentiment degli investitori richiama una dinamica che in passato era piuttosto frequente, con l’alternanza della leadership tra mercati statunitensi e internazionali. A nostro avviso si tratta di un ritorno alla normalità. Al di fuori degli Stati Uniti esistono numerose società di elevata qualità che trattano ancora a valutazioni interessanti. Riteniamo quindi che il potenziale di crescita dei mercati sviluppati ed emergenti sia ancora significativo. Diversificare non significa rinunciare alla qualità. Aziende come AirbusASMLAstraZenecaSafran e TSMC sono leader globali nei rispettivi settori, semplicemente hanno sede al di fuori degli Stati Uniti.

La svolta delle politiche europee potrebbe rilanciare il settore industriale

In Europa stanno prendendo forma importanti cambiamenti strutturali. Anni di crescita contenuta e catene di approvvigionamento fragili hanno evidenziato i limiti del precedente modello economico. In risposta agli shock geopolitici e alla volatilità energetica, i governi hanno modificato il proprio orientamento. La Germania è in prima linea con un ampio piano pluriennale di investimenti fino al 2036, destinato a modernizzare i trasporti, digitalizzare l’industria e ridurre i costi strutturali. Per le aziende industriali questo potrebbe rappresentare un punto di svolta. La domanda sarà sempre più sostenuta dagli investimenti strutturali di lungo periodo piuttosto che dal semplice recupero ciclico. Elettrificazione, automazione e transizione energetica sono destinate ad aprire nuove opportunità di crescita, mentre la rilocalizzazione delle catene di fornitura potrebbe favorire una maggiore produzione domestica. L’energia rappresenta il fulcro di questa trasformazione. Sebbene le recenti tensioni abbiano determinato un aumento dei prezzi del petrolio, esiste una limitata tolleranza verso costi energetici elevati per periodi prolungati. L’obiettivo resta quindi garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, stabilizzare i prezzi e accelerare gli investimenti nei sistemi energetici alternativi. Ciò potrebbe dare avvio a un ciclo pluriennale di investimenti nelle reti elettriche, nelle infrastrutture energetiche e nell’elettrificazione. Società come Engie appaiono ben posizionate per beneficiare di questa evoluzione. Nonostante le rinnovate pressioni macroeconomiche di breve termine, continuiamo a ritenere molto interessanti le prospettive di lungo periodo del rilancio industriale europeo.

In Giappone emergono nuove opportunità grazie al cambiamento delle priorità politiche

Dopo l’ampia vittoria elettorale dello scorso anno del Partito Liberal Democratico guidato da Sanae Takaichi, il governo punta ad accompagnare il Giappone fuori dalla deflazione. La maggiore stabilità politica potrebbe favorire anche i mercati azionari, poiché storicamente i periodi di leadership stabile sono stati associati a rendimenti positivi delle azioni giapponesi. Le priorità politiche stanno passando dagli stimoli di breve periodo a strategie di crescita di medio-lungo termine. Il governo ha individuato 17 aree prioritarie per rafforzare l’economia e sostenere lo sviluppo. Per massimizzare i risultati, tuttavia, sarà necessario concentrare gli investimenti su un numero più limitato di settori, evitando di disperdere le risorse. Riteniamo inoltre essenziale proseguire lungo il percorso delle riforme sulla governance societaria, sull’efficienza delle imprese e sulla flessibilità del mercato del lavoro. Il rendimento del capitale proprio (ROE) delle aziende giapponesi dovrebbe finalmente superare il 10% nel 2027. Grazie alle riforme societarie, il ROE è passato dall’8,8% dell’esercizio 2023 al 9,7% dell’ultimo anno fiscale. La crescita degli utili per azione è stata tra le più elevate nei mercati sviluppati e ci aspettiamo che il miglioramento del ROE continui ad accelerare, sostenuto da politiche di remunerazione degli azionisti sempre più favorevoli.

Guardare oltre i “Magnifici Sette” verso gli “Emergent Seven”

Oggi i mercati emergenti presentano una caratteristica simile a quella del mercato statunitense. Così come i Magnificent Seven guidano l’S&P 500, sette grandi società tecnologiche stanno assumendo un ruolo dominante nei mercati emergenti grazie alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Le sette maggiori società per capitalizzazione dell’MSCI Emerging Markets Index appartengono tutte al settore tecnologico e rappresentano circa il 36% dell’indice. In Capital Group le definiamo gli “Emergent Seven”. Pur avendo dimensioni inferiori rispetto ai colossi statunitensi, presentano anche valutazioni più contenute. Tra queste figurano TSMCSamsung ElectronicsSK hynix, ma anche società meno conosciute come MediaTek e Delta Electronics, che stanno assumendo posizioni di leadership. Tencent e Alibaba, inoltre, beneficiano dell’accesso al più grande mercato di consumo al mondo attraverso la Cina. Molti investitori focalizzati esclusivamente sugli Stati Uniti potrebbero non cogliere appieno l’entità di queste opportunità. Sta diventando sempre più evidente che aziende come TSMC, Samsung e SK hynix sono altrettanto strategiche quanto i principali produttori statunitensi di semiconduttori. Più in generale, gli “Emergent Seven” riflettono il progressivo spostamento dei mercati emergenti verso settori a maggiore valore aggiunto. Per gli investitori, guardare oltre gli Stati Uniti significa poter individuare società con un potenziale di crescita composto nel lungo periodo paragonabile a quello delle migliori aziende americane.