L’IPO di SpaceX dell’11 giugno ha scritto la storia: 75 miliardi raccolti, la più grande quotazione di sempre, e oltre 500 milioni di azioni scambiate il primo giorno. Ma il dato che conta non è il record in sé: è il primo atto di una sequenza. Dopo SpaceX arriveranno Anthropic (valutazione intorno ai 1.000 miliardi) e OpenAI.
Insieme, queste tre operazioni valgono quasi 200 miliardi di raccolta. A questa ondata di azioni se ne somma una di debito.
Gli hyperscaler, Amazon, Alphabet, Meta, Microsoft, Oracle hanno pianificato circa 700 miliardi per il 2026, finanziandolo l’AI, soprattutto la produzione di energia necessaria per i data center, sempre più con i bond: le stesse aziende, nel 2025 hanno emesso oltre 120 miliardi di obbligazioni, quattro volte la media storica. Equity e debito attingono allo stesso bacino di liquidità, nello stesso momento.
È qui il nodo. Se la massa monetaria cresce più lentamente del ritmo con cui IPO e bond drenano capitale, la liquidità “libera” si comprime.
Il rischio è una rotazione forzata: il denaro che entra nei nuovi giganti esce dalle posizioni esistenti, e i fondi passivi, ci sono sul mercato ETF da oltre 400 mld, saranno costretti a vendere i titoli già in portafoglio per fare spazio ai nuovi entranti. Una vendita meccanica, non discrezionale. È sul tema energetico che il nuovo corso solare di Musk irrompe sulla scena. Lui e la sua promessa, realizzata proprio attraverso SpaceX, dell’offerta al Mondo (a pagamento naturalmente) di una fonte inesauribile e non inquinante.
Musk promette di riuscire, in pochi mesi, ad avere data center solari in orbita per aggirare i limiti delle reti elettriche terrestri (Anthropic e Google sono già clienti per oltre due miliardi al mese). Questo il quadro fino a ieri.
Poi è arrivato il fattore che cambia molto della scena. L’accordo di pace USA-Iran e la riapertura di Hormuz (firma prevista il 19 giugno in Svizzera).
Il petrolio, salito oltre 113 dollari durante la guerra, è crollato, con un ulteriore calo sull’annuncio. È uno shock disinflazionistico che riapre lo spazio per la Fed di tagliare i tassi e, tassi più bassi, rendono più facile per il mercato assorbire tutta questa nuova carta, allentando proprio il vincolo di liquidità che preoccupava.
Che fare? Il bivio resta proprio la liquidità, ma soprattutto la domanda di energia: è tuttavia, evidente che l’accordo Iran – Stati Uniti porta il quadro verso un atterraggio più morbido.
I segnali da guardare? La tenuta del cessate il fuoco, il prezzo del petrolio, e soprattutto la domanda di bond dei big del Mondo. Il Mondo che potrebbe vedere Musk diventarne padrone o benefattore. Intanto i mercati salgono e scendono senza che nessuno sappia mai prevederne davvero l’orientamento.