Mercati

Bitcoin, la settimana peggiore dal crack FTX: crescono i timori di un nuovo mercato ribassista

Si intensifica la correzione del Bitcoin. La discesa sotto la soglia dei 60.000 dollari registrata venerdì scorso ha segnato la peggiore performance settimanale dalla crisi di FTX nel novembre 2022, alimentando i timori che la correzione in corso possa non essere ancora conclusa.
La principale criptovaluta ha perso il 16% nell’arco di sette giorni, il calo più marcato dall’epoca del fallimento dell’exchange fondato da Sam Bankman-Fried, quando il mercato registrò una flessione del 23% in una sola settimana. Nonostante il successivo rimbalzo, Bitcoin continua a muoversi intorno ai 61.500 dollari, oltre il 50% sotto i massimi storici superiori a 126.000 dollari raggiunti nel 2025.

Gli investitori spostano capitali verso azioni e Ipo

A differenza del 2022, l’attuale debolezza non è stata innescata da un singolo evento sistemico. A preoccupare gli operatori è proprio la natura graduale della correzione, che evidenzia fragilità strutturali del mercato.
Secondo gli analisti di QCP Capital, il fenomeno dominante è una rotazione della liquidità verso altri asset class. In particolare, gli investitori stanno privilegiando l’azionario, sostenuto dai nuovi record di Wall Street, e guardano con interesse alle grandi quotazioni attese nei prossimi mesi, tra cui quelle di società come OpenAI, Anthropic e SpaceX.
Il contesto appare favorevole ai mercati azionari, La maggiore attrattività delle azioni sta sottraendo capitali agli asset più speculativi, comprese le criptovalute.

Deflussi dagli ETF e segnali tecnici deteriorati

A rafforzare il quadro negativo contribuiscono i consistenti deflussi dai fondi ETF spot su Bitcoin quotati negli Stati Uniti. Gli investitori hanno ritirato circa 5,5 miliardi di dollari nell’arco di tredici sedute consecutive, segnale di un crescente raffreddamento dell’interesse istituzionale.
Anche l’analisi tecnica mostra segnali di deterioramento. La scorsa settimana Bitcoin è sceso sotto la media mobile a 200 settimane, uno degli indicatori più osservati dagli operatori per valutare la solidità del trend di lungo periodo. La rottura di questo livello viene generalmente interpretata come un segnale di debolezza strutturale, con il rischio che eventuali recuperi vengano utilizzati per vendere piuttosto che per accumulare posizioni.

“Riteniamo che vi sia ancora spazio per ulteriori ribassi e che il mercato sia lontano da un vero minimo”, ha osservato Griffin Ardern, cofondatore del gestore multi-asset Primal Fund.

Il nodo dei tassi e il ritorno dell’avversione al rischio

Sul mercato pesa inoltre il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria americana. Le tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran e la tenuta dell’economia statunitense hanno spinto gli investitori a ridimensionare le attese di tagli dei tassi da parte della Federal Reserve.

L’ipotesi di tassi più elevati per un periodo più lungo tende a penalizzare gli asset più rischiosi, aumentando il costo opportunità di detenere strumenti privi di rendimento come Bitcoin.

Secondo Rajiv Sawhney, responsabile della gestione internazionale di Wave Digital Assets, la criptovaluta ha inoltre perso la correlazione positiva che negli ultimi anni aveva sviluppato con i mercati azionari statunitensi, mentre una parte crescente dei flussi si sta dirigendo verso il settore dell’intelligenza artificiale e della tecnologia.

Un inverno crypto ancora agli inizi?

Per molti osservatori il mercato non ha ancora raggiunto il punto più basso. Nei precedenti cicli ribassisti Bitcoin aveva perso fino all’80% del proprio valore dai massimi, mentre l’attuale correzione si attesta intorno al 50%.
Dopo il picco del 2021, furono necessari oltre dodici mesi per individuare un minimo definitivo e altri quindici mesi per recuperare i precedenti record. Un precedente che induce cautela tra gli operatori e lascia aperta la possibilità che la fase correttiva sia destinata a proseguire.
Come sintetizza Hayden Hughes, managing partner di Tokenize Capital, il mercato potrebbe non aver ancora sperimentato il peggio. E in questa fase, più della discesa già registrata, è proprio quel “non ancora” a preoccupare gli investitori.