Investimenti

Sempre più persone chiedono consigli finanziari all’Intelligenza artificiale: ma ci si può davvero fidare?

L’Intelligenza artificiale sta conquistando rapidamente anche il mondo della finanza personale. Sempre più risparmiatori si rivolgono ai chatbot per ottenere indicazioni su investimenti, risparmio, pensione e gestione del denaro, trasformando strumenti come ChatGPT e altri assistenti virtuali in una sorta di consulente finanziario digitale disponibile 24 ore su 24.

Secondo una recente indagine condotta da TD Bank negli Stati Uniti, la quota di cittadini che utilizza l’AI per gestire le proprie finanze è passata dal 10% nel 2025 al 55% nel 2026. Un incremento impressionante che, se confermato, renderebbe l’Intelligenza artificiale più consultata dei consulenti finanziari tradizionali. Un sondaggio Gallup del 2025 aveva infatti rilevato che solo circa quattro americani su dieci si affidano a professionisti del settore per ricevere consigli finanziari.

La crescente popolarità dell’AI apre però una domanda cruciale: i consigli forniti dai chatbot sono davvero affidabili?

Lo studio di MIT e Stanford: la qualità dipende dalle domande

Per capire quanto siano efficaci i suggerimenti forniti dall’Intelligenza artificiale, un gruppo di ricercatori del MIT e della Stanford University ha analizzato il fenomeno (qui la ricerca delle università) in modo approfondito. Gli studiosi hanno chiesto a mille cittadini americani di scrivere le domande che avrebbero posto a un chatbot per ricevere consigli finanziari. Successivamente le richieste sono state elaborate da sistemi di AI e le risposte ottenute sono state valutate dai ricercatori.

La conclusione principale è stata sorprendente ma intuitiva: la qualità dei consigli ricevuti dipende in larga misura dalla qualità delle domande formulate dagli utenti. In generale, i chatbot hanno fornito indicazioni considerate corrette e coerenti con i principi della pianificazione finanziaria. Tra i suggerimenti più frequenti figurano la creazione di un fondo di emergenza, l’investimento graduale nei mercati finanziari attraverso fondi indicizzati a basso costo e la riduzione dell’esposizione agli investimenti più rischiosi con l’avanzare dell’età. Si tratta di raccomandazioni generalmente condivise anche dai consulenti finanziari professionisti.

Dove l’AI mostra ancora dei limiti

Nonostante i risultati incoraggianti, lo studio ha evidenziato alcune debolezze significative. I chatbot si sono dimostrati meno efficaci nell’affrontare aspetti più sofisticati della pianificazione finanziaria. Ad esempio, spesso non affrontano il tema del riequilibrio del portafoglio, una pratica fondamentale per mantenere nel tempo il livello di rischio desiderato attraverso l’acquisto e la vendita periodica di attività finanziarie.

Allo stesso modo, l‘Intelligenza artificiale tende a semplificare eccessivamente concetti come la pianificazione dei consumi nel corso della vita, ovvero la capacità di bilanciare risparmio e spese per mantenere uno standard di vita sostenibile nel lungo periodo. Secondo gli autori della ricerca, l’AI eccelle nel fornire informazioni generali ma incontra ancora difficoltà quando è necessario personalizzare le strategie in funzione delle esigenze specifiche di ciascun individuo.

Chi conosce già la finanza ottiene risultati migliori

Uno degli aspetti più interessanti emersi dall’indagine riguarda il rapporto tra alfabetizzazione finanziaria e qualità dei consigli ricevuti. I ricercatori hanno suddiviso le domande in due gruppi: quelle formulate da persone con una conoscenza limitata della finanza e quelle elaborate da utenti con una maggiore preparazione economica.

I risultati hanno mostrato che le richieste più sofisticate generavano risposte significativamente migliori. Simulando nel tempo gli investimenti suggeriti dall’AI, gli studiosi hanno stimato che un investitore che formula domande finanziariamente più evolute potrebbe ottenere rendimenti superiori di circa il 5% rispetto a chi pone quesiti più generici. In altre parole, l’Intelligenza artificiale sembra premiare chi possiede già una buona base di conoscenze finanziarie.

Anche l’esperienza nell’utilizzo dei chatbot gioca un ruolo importante. Gli utenti abituati a interagire con l’AI e a perfezionare le proprie richieste tendono infatti a ottenere risposte più complete e utili rispetto ai principianti.

Il problema dei possibili bias di genere

La ricerca ha inoltre portato alla luce un aspetto particolarmente delicato: la presenza di differenze nei consigli forniti a uomini e donne. Quando i chatbot ricevevano domande da utenti identificati come donne, tendevano a suggerire strategie di investimento più prudenti e meno orientate al rischio rispetto a quelle proposte agli uomini. Parte di questa differenza è stata spiegata dal fatto che uomini e donne formulano spesso domande diverse. Gli uomini risultano più interessati alle azioni e agli investimenti azionari, mentre le donne tendono a concentrarsi maggiormente sulla gestione del debito e sugli strumenti finanziari meno rischiosi.

Tuttavia, una parte della disparità è rimasta evidente anche quando i ricercatori hanno sottoposto alla stessa AI identiche domande, modificando esclusivamente il genere dell’interlocutore. Questo suggerisce che i modelli di Intelligenza artificiale potrebbero incorporare alcuni pregiudizi presenti nei dati e nei contenuti utilizzati durante il loro addestramento, replicando in parte problematiche già osservate nel settore della consulenza finanziaria tradizionale.

Non solo chatbot: l’AI scrive anche articoli sugli investimenti

L’impatto dell’Intelligenza artificiale non si limita alle conversazioni individuali con gli utenti. Sempre più contenuti finanziari pubblicati online vengono infatti prodotti o assistiti da sistemi di AI. Un’altra ricerca, condotta da studiosi della Harvard Business School e del Boston College, ha analizzato migliaia di articoli pubblicati sul portale finanziario Seeking Alpha, molto seguito dagli investitori per commenti e analisi di mercato.

Attraverso specifici sistemi di rilevazione, i ricercatori hanno scoperto che in alcuni periodi circa il 13% degli articoli pubblicati era stato realizzato con il supporto dell’Intelligenza artificiale. Dopo il divieto imposto dalla piattaforma nel 2023, la quota è scesa al 4%. L’analisi ha evidenziato che i contenuti generati dall’AI tendevano a ottenere meno interazioni da parte dei lettori, ricevevano meno riconoscimenti editoriali e risultavano associati a minori volumi di scambio sui titoli analizzati rispetto agli articoli scritti da esseri umani.

Il valore aggiunto dell’esperienza umana

Secondo gli studiosi, la principale differenza tra contenuti prodotti da persone e contenuti generati dall’AI riguarda l’esperienza diretta. Gli autori umani inseriscono spesso nei loro articoli osservazioni personali, intuizioni, emozioni e valutazioni maturate sul campo. L’Intelligenza artificiale, invece, tende a produrre analisi più standardizzate, impersonali e basate esclusivamente sui dati disponibili.

Questo non significa che l’AI non possa rappresentare uno strumento utile. Al contrario, i chatbot possono aiutare milioni di persone ad accedere rapidamente a informazioni finanziarie che in passato richiedevano tempo, competenze o il supporto di un professionista. Tuttavia, gli esperti invitano alla prudenza. Le risposte dell’Intelligenza artificiale possono essere un valido punto di partenza per comprendere concetti economici e valutare possibili strategie di investimento, ma non dovrebbero sostituire completamente il giudizio umano, soprattutto quando sono in gioco decisioni che riguardano il patrimonio personale.

Con la diffusione sempre più ampia dell’AI nel mondo della finanza, la sfida dei prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e supervisione umana, sfruttando i vantaggi dell’automazione senza rinunciare all’esperienza, alla personalizzazione e al senso critico che restano elementi fondamentali nella gestione del denaro.