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L’Italia rimane uno dei Paesi europei più vulnerabili a un eventuale protrarsi della crisi energetica globale, ma il rischio di un nuovo shock sullo spread Btp-Bund appare al momento contenuto grazie alla tenuta dei conti pubblici. Così scrive Filippo Casagrande, Chief of Investments di Generali Investments, in una nota dedicata ai mercati obbligazionari.
Attesa possibile ripresa dell’inflazione
Secondo Casagrande, lo scenario prevalente sui mercati internazionali resta quello di una “tregua fragile”. La prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz continua infatti a comprimere l’offerta globale di energia, sostenendo le quotazioni del petrolio sopra i 100 dollari al barile rispetto ai circa 60 dollari registrati a inizio anno.
A questo si aggiungono le tensioni sulle filiere agricole, con il rischio di restrizioni nell’offerta di fertilizzanti e possibili effetti sulla produzione alimentare globale, aggravati dalle conseguenze climatiche del Super El Niño.
Il risultato, osserva l’esperto, è un progressivo trasferimento dei rincari energetici e alimentari sull’inflazione, con effetti diretti sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla crescita economica. In caso di crisi prolungata, le economie maggiormente dipendenti dalle importazioni energetiche, in particolare Europa e Italia, potrebbero entrare in una fase di rallentamento marcato, con rischi di stagflazione.
Btp: Italia più vulnerabile, ma spread sotto controllo
È l’Italia, insieme al resto d’Europa, a trovarsi nella posizione più vulnerabile. Casagrande è esplicito: le regioni “più sensibili alle importazioni di energia”, in primis Europa e Italia, corrono il rischio concreto di una recessione qualora la crisi si prolungasse.
Sul fronte dei titoli di Stato italiani, Generali Investments invita alla cautela. I BTP, avverte Casagrande, scontano già la maggiore sensibilità del nostro Paese agli shock energetici, e “nel contesto attuale è difficile rivedere a breve i minimi di spread visti nella prima parte dell’anno”. Un argine viene dalla gestione dei conti pubblici: “la buona gestione della finanza pubblica negli ultimi anni riduce i rischi di un allargamento sensibile degli spread”.
Per la Bce attesi tre rialzi dei tassi entro fine anno
Generali Investments rileva poi come i mercati abbiano già incorporato quasi tre rialzi dei tassi della BCE entro fine anno. Per ora Francoforte ha mantenuto invariata la politica monetaria, ma il tono delle ultime comunicazioni viene definito “meno accomodante”.
Il rendimento del Bund decennale si mantiene poco sopra il 3%, livello considerato elevato in termini storici e coerente con il rialzo delle aspettative d’inflazione. Tuttavia, secondo Casagrande, un ulteriore peggioramento della crisi energetica potrebbe spingere ancora più in alto i tassi europei.
Negli Stati Uniti, invece, il mercato ha ormai cancellato le attese di tagli dei tassi nel 2026. L’inflazione headline ha superato il 3% annuo, mentre quella core continua a rallentare lentamente. In questo quadro, il Treasury decennale si muove in area 4,40%, con il trentennale oltre il 5%.
In questo contesto, su quali titolo di Stato concentrarsi?
“Nel comparto governativo, favoriamo i Gilt britannici, nonché i titoli di Stato dei Paesi emergenti in valuta locale che offrono tassi reali elevati (come Brasile, Colombia, Messico e Ungheria) che quindi rimangono per noi un’area interessante di diversificazione, considerando i tassi reali molto elevati offerti dalla regione” si legge nella nota.
Cautela sull’azionario, focus su banche e difesa
Capitolo a parte è dedicato ai mercati azionari. Sul fronte dell’asset allocation, il recente rally dei mercati azionari suggerisce prudenza. Secondo Casagrande, gli investitori stanno sottovalutando i rischi per la crescita derivanti da una possibile spirale inflattiva.
Pur mantenendo una visione positiva sul comparto tecnologico grazie alla solidità degli utili e ai margini elevati, Generali Investments invita a un approccio selettivo, soprattutto nei confronti delle società con valutazioni molto tirate e maggiori esigenze di finanziamento legate agli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Tra i settori europei favoriti figurano invece banche, difesa, utilities e titoli auriferi. Nel reddito fisso, oltre ai Gilt britannici, la casa d’investimento guarda con interesse ai bond emergenti in valuta locale di Paesi come Brasile, Colombia, Messico e Ungheria, caratterizzati da rendimenti reali ancora elevati.