Investimenti

Longevity risk, l’incubo finanziario degli over 50: “I risparmi non basteranno”

Vivere a lungo è una conquista, ma può trasformarsi in un rischio economico. E gli italiani over 50 lo sanno bene: il 77,5% si dichiara infatti molto o abbastanza preoccupato all’idea che le proprie riserve finanziarie non reggano il peso degli anni futuri, tra spese sanitarie e costi di assistenza crescenti.

È uno dei dati più rilevanti che emerge dalla survey “Chi sono, cosa fanno, come vivono e cosa vogliono i Longennial italiani”, promossa dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, ideata dai professori Alberto Brambilla e Gian Carlo Blangiardo, e condotta in collaborazione con Format Research su un campione statisticamente rappresentativo di 5.120 individui con più di 50 anni, stratificato per genere, fascia d’età e macroarea geografica.

Un esercito senza scudo previdenziale

Il paradosso emerge in modo evidente in un numero: nonostante l’alta percezione del rischio, solo il 20,8% degli intervistati ha sottoscritto un fondo pensione integrativo, segnalando una modesta propensione alla pianificazione di lungo periodo.

La fotografia patrimoniale non è meno preoccupante: il 58,8% del campione dichiara di non detenere risparmi al di là del proprio conto corrente, una percentuale che sale al 74,1% tra gli ultra 74enni.

Il fenomeno pesa di più sulle donne, il 65,6% è priva di risparmi, e si concentra geograficamente al Sud, dove quasi due terzi degli intervistati non dispone di alcun cuscinetto finanziario. Il reddito resta tuttavia la variabile cruciale: tra chi dispone di meno di 1.000 euro al mese l’assenza di risparmi diventa la norma, mentre solo nelle fasce più alte la situazione tende a invertirsi.

Il reddito decide tutto: chi teme e chi no

La variabile che più differenzia la percezione del longevity risk finanziario è il reddito. Tra coloro che dichiarano entrate nette mensili fino a 1.000 euro, il 53,4% si dice “molto preoccupato”, quota che scende all’8,4% tra chi supera i 3.500 euro al mese.

Ancora più netto il dato sull’assenza di preoccupazione: il 26,2% dei redditi più alti afferma di non avere timori, mentre tra i redditi più bassi l’opzione “per nulla preoccupato” non raccoglie alcuna preferenza. Sul piano geografico, Sud e Isole concentrano le quote più alte di “molto preoccupati”, mentre nel Nord-Ovest si osserva una maggiore presenza di chi si dichiara “per nulla preoccupato”.

La fascia 65-74 anni si distingue per la quota più elevata di “abbastanza preoccupati”, mentre tra gli over 74 aumenta la polarizzazione: da un lato resta alta la preoccupazione, dall’altro compaiono anche più risposte di bassa preoccupazione, probabilmente legate a situazioni patrimoniali o familiari già stabilizzate.

La delega finanziaria resta un privilegio

Anche quando i risparmi esistono, la gestione rimane prevalentemente diretta: l’84,9% degli over 50 che dispone di un patrimonio lo amministra personalmente. La delega è diffusa soprattutto nelle fasce di reddito più elevate: oltre i 3.500 euro netti mensili, solo il 74,7% gestisce direttamente, mentre un quarto delega, quota nettamente superiore alla media.

Nelle fasce più basse, sotto i 1.000 euro, la gestione indiretta passa quasi esclusivamente dalla banca (63,6%). È oltre i 2.000 euro che il quadro cambia: crescono i servizi private (39,6% nella fascia 2.001-3.500 euro, fino al 59% oltre i 3.500) e i consulenti finanziari dedicati, mentre la banca perde peso. Tra chi investe, prevalgono polizze assicurative (35,8%), titoli di Stato o obbligazioni (25,6%) e fondi comuni (25,3%). Le soluzioni alternative restano residuali in tutti i segmenti, senza vere concentrazioni strutturali.

Il passaggio generazionale: un tema rimandato

Sul fronte dell’eredità emerge un atteggiamento ancora largamente non strutturato. Il 53,2% degli intervistati dichiara di non averci ancora pensato, mentre il 30,2% non ha ancora preso decisioni ma intende farlo in futuro. Solo il 14% ha già agito concretamente — quota che sale al 21,5% tra gli over 74 e scende al 9,9% nella fascia 50-64 anni. Oltre otto intervistati su dieci, dunque, non hanno ancora formalizzato alcuna decisione in materia.

Un dato residuale ma significativo: il 2,6% degli intervistati privi di figli o nipoti ha già contemplato l’ipotesi di un lascito, un’eventualità che potrebbe farsi più ricorrente alla luce delle profonde trasformazioni demografiche e sociali documentate dall’indagine.