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Goldman Sachs: Wall Street rivede le scommesse di lungo periodo, ecco perché

I crescenti timori legati all’impatto dell’intelligenza artificiale stanno inducendo gli investitori statunitensi a rivedere le proprie aspettative sulla crescita futura delle aziende, mettendo sotto pressione le valutazioni azionarie, in particolare nei settori più esposti alla tecnologia. È quanto emerge da una recente analisi di Goldman Sachs, che accende i riflettori sul cosiddetto terminal value, ovvero quella quota di capitalizzazione azionaria che dipende dagli utili previsti oltre l’orizzonte dei dieci anni. E che oggi si attesta, al 75% del valore complessivo dell’indice S&P 500, vicino ai massimi degli ultimi 25 anni. In altre parole, il mercato oggi sta prezzando soprattutto un futuro lontano e incerto, non il breve periodo.

E sono proprio i timori sull’intelligenza artificiale a mettere in discussione questa architettura di aspettative.

“La quota attuale di valore concentrata nel terminal value è elevata rispetto alla media storica e rispecchia altri periodi in cui le aspettative di crescita di lungo termine erano diventate sempre più ottimistiche, incluso il boom delle dot-com” scrivono gli analisti della banca d’affari in una nota.

Un confronto che suona come un campanello d’allarme.

AI e revisione delle aspettative

Gli analisti della banca d’affari Usa fanno inoltre notare che le preoccupazioni degli investitori si sono intensificate negli ultimi mesi, anche in seguito al lancio di nuovi strumenti da parte di Anthropic, capaci di automatizzare attività complesse in ambiti come marketing e analisi dei dati. Tali innovazioni alimentano il timore che molte aziende software tradizionali possano subire pressioni sui ricavi e sui margini nei prossimi anni.

Non a caso, l’indice statunitense dei titoli software e servizi ha registrato un calo di circa il 17% dall’inizio dell’anno, riflettendo proprio l’incertezza legata alla possibile disruption tecnologica, ovvero una rottura degli equilibri competitivi causata dall’AI, capace di ridurre ricavi e margini dei modelli di business esistenti.

Valutazioni sotto pressione

Le simulazioni di Goldman sono impietose. La banca d’affari sottolinea come anche piccoli cambiamenti nelle aspettative di crescita possano avere effetti significativi sulle valutazioni. Una riduzione di un punto percentuale nella crescita di lungo periodo potrebbe ridurre il valore complessivo delle aziende dello S&P 500 di circa il 15%.

Ma l’effetto non è uniforme: per le aziende ad alta crescita il colpo sarebbe molto più duro, circa il 29%, rispetto al 10% stimato per quelle a crescita bassa.

“Il valore delle aziende growth è particolarmente sensibile alle variazioni delle prospettive di lungo termine”, evidenziano gli analisti.

In altre parole, chi ha costruito la propria valutazione sull’ottimismo del futuro paga il prezzo più alto quando quel futuro diventa opaco.

C’è poi un altro dato emerge dalla ricerca: nelle chiamate sui risultati trimestrali più recenti, soltanto il 5% delle aziende dell’S&P 500 ha reso noto parametri finanziari con un orizzonte superiore ai cinque anni. Per Goldman si tratta di un’occasione mancata:

“Riteniamo che più management dovrebbero dare priorità alle discussioni sulle prospettive di lungo termine con gli investitori”. Un invito a guardare oltre il trimestre, proprio mentre il mercato fatica a vedere oltre l’angolo.

Secondo Goldman, una maggiore trasparenza sulle prospettive di lungo termine potrebbe aiutare gli investitori a orientarsi in un contesto sempre più incerto e dominato da trasformazioni tecnologiche profonde.