Petrolio ancora in preda alla volatilità dopo fallimento colloqui e tensioni su Hormuz
Petrolio ancora una volta in preda alla volatilità dopo il fallimento dei colloqui tra le delegazioni Usa e quelle dell’Iran a Islamabad e le ultime notizie circa gli sviluppi nello stretto strategico di Hormuz. “Con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti inizierà il processo di blocco di tutte le navi che tentano di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz”, ha scritto su Truth il presidente Usa Donald Trump, secondo il quale “l’incontro è andato bene, sono stati raggiunti la maggior parte dei punti concordati ma l’unico che contava davvero, ovvero quello sul nucleare, non è stato raggiunto”.
“Le notizie che arrivano fanno cambiare sentiment in modo repentino, la situazione sui prezzi é prettamente tecnica – sottolinea David Pascucci, market analyst di XTB -. Nulla di nuovo, petrolio volatile e sopra i 100 dollari, arriva a toccare area 105 dollari, livelli già relativamente dal punto di vista tecnico. La chiusura della scorsa settimana é stata particolarmente negativa, una chiusura che fa presagire uno stop di questa salita e l’inizio di un possibile ritracciamento”.
“La dinamica di queste settimane potrebbe tendere più al negativo che al positivo, l’area tra i 104 e i 109 dollari potrebbe essere un’area dalla quale potrebbero partire movimenti ribassisti”, aggiunge l’esperto.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo