Borse cinesi in calo: Shenzhan perde l’1,60%
Le borse cinesi hanno registrato una chiusura negativa, appesantite dall’incertezza sui mercati generata dal discorso del presidente Usa, Donald Trump, che non ha chiarito un piano di uscita dalla guerra in Iran. Questo ha alimentato un sentiment di incertezza tra gli investitori.
La situazione è stata ulteriormente complicata dalla Banca Popolare Cinese, che ha adottato un atteggiamento più cauto riducendo il supporto alla liquidità, nonostante i segnali di ripresa dell’economia interna. L’indice Shanghai Composite ha chiuso in calo dello 0,74%, a 3.919,29 punti, mentre l’indice Composito di Shenzhan ha perso l’1,60%, fermandosi a 2.536,25 punti.
Anche la Borsa di Hong Kong ha mostrato un andamento negativo, con l’Indice Hang Seng che ha terminato la seduta in ribasso dello 0,70%, a 25.116,53 punti. Gli investitori restano in attesa di segnali più chiari da parte degli Usa e di un eventuale cambio di politica monetaria da parte della Cina.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo