Usa, in calo le richieste di finanziamento per la seconda settimana consecutiva
Le richieste di mutuo negli Stati Uniti mostrano un trend negativo per la seconda settimana consecutiva. Nella settimana conclusasi il 27 marzo, l’indice che misura il volume delle domande di mutuo ipotecario ha registrato una flessione del 10,4%, mantenendo il calo rispetto al -10,5% della settimana precedente.
La Mortgage Bankers Association (MBA) ha reso noti questi dati, sottolineando che anche le richieste di rifinanziamento hanno subito una significativa riduzione del 17,3%. Contestualmente, le nuove domande di mutuo sono diminuite del 10,4%, evidenziando un mercato in contrazione.
I tassi sui mutui trentennali sono saliti al 6,57%, rispetto al 6,43% della settimana precedente, un fattore che potrebbe influenzare ulteriormente le decisioni di chi sta valutando un finanziamento. La situazione attuale riflette le dinamiche di un mercato dei mutui in difficoltà , con potenziali implicazioni per l’economia più ampia.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo