Wall Street apre in rialzo: Dow Jones guadagna l’1,23%
Wall Street ha aperto la giornata con un tono positivo, spinta dalla notizia che gli Stati Uniti hanno proposto un piano di pace all’Iran per porre fine al conflitto in corso. Questa iniziativa ha portato a un calo significativo dei prezzi del petrolio.
Secondo quanto riportato dal New York Times, gli Stati Uniti avrebbero inoltrato un piano di pace in 15 punti all’Iran tramite il Pakistan. Tuttavia, nonostante l’iniziativa diplomatica, le due nazioni restano distanti nelle loro posizioni, con attacchi che continuano da entrambe le parti. I media iraniani hanno dichiarato che Teheran non accetterà il cessate il fuoco proposto da Washington.
Sul fronte dei mercati, il Dow Jones ha registrato un incremento di 569,15 punti, pari a un +1,23%, lo S&P 500 è salito di 69,55 punti (+1,06%), mentre il Nasdaq ha guadagnato 262,49 punti (+1,21%). Parallelamente, il prezzo del petrolio Wti al Nymex ha subito una flessione del 5,04%, scendendo a 87,70 dollari al barile.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo