Borse cinesi in netto calo: Hong Kong perde il 3,5%, Shenzhen chiude a -4,2%.
Le borse cinesi hanno chiuso la giornata di contrattazioni in forte ribasso, con gli investitori che monitorano attentamente la situazione in Iran e le sue possibili conseguenze sui mercati energetici globali. A Hong Kong, l’indice Hang Seng ha registrato una significativa flessione del 3,5%, chiudendo a 24.382,47 punti. Tra i titoli maggiormente penalizzati figurano Laopu Gold, che ha chiuso in calo dell’8,6% in attesa dei risultati trimestrali, China Hongqiao con un ribasso dell’8,1% e Aia che ha perso il 7,8%.
Le borse della Cina continentale hanno seguito lo stesso trend negativo. L’indice composito di Shanghai ha perso il 3,6%, scendendo a 3.813,28 punti, mentre l’indice di Shenzhen ha chiuso con un calo del 4,2%. I titoli minerari sono stati particolarmente colpiti, con Shanjin International Gold in calo del 9,8% e Zhongjin Gold che ha perso l’8,3%.
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I mercati dell’oro e dell’argento registrano un significativo rialzo, con l’oro spot che guadagna il 2,3% e l’argento spot che sale del 3,4%. Questo aumento è dovuto al rinnovato appetito per il rischio, seguito dall’accordo tra Stati Uniti e Iran e dalla prospettiva di riapertura dello Stretto di Hormuz.
La Borsa di Tokyo ha registrato un aumento del 5%, segnando un massimo storico, in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Iran che pone fine alla guerra in Medio Oriente. Il Nikkei ha chiuso a 69.317,50 punti, con un incremento del 4,99%. I settori dell’elettronica e delle costruzioni hanno mostrato significativi guadagni, con Murata Manufacturing, Kioxia Holdings e Taisei in evidenza.
Christine Lagarde, Presidente della Bce, ha evidenziato come l’aumento dei prezzi energetici stia influenzando l’economia con effetti di secondo livello sempre piĂą evidenti
Le dichiarazioni di UniCredit in merito all’offerta su azioni Commerzbank