Family office: le sfide nel 2026 tra intelligenza artificiale, inflazione e successioni
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Le grandi famiglie imprenditoriali del mondo guardano al 2026 con un atteggiamento costruttivo, ma consapevole delle crescenti complessità del contesto internazionale. È quanto emerge dal nuovo Global Family Office Report 2026 pubblicato da J.P. Morgan Private Bank, uno studio che offre uno spaccato dettagliato sulle priorità, le strategie di investimento e le sfide organizzative dei principali family office a livello internazionale.
Il report si basa sulle risposte di 333 family office distribuiti in 30 Paesi, con un patrimonio medio di 1,6 miliardi di dollari. L’analisi si concentra su tre grandi aree: allocazione di portafoglio, governance e passaggio generazionale, nonché struttura operativa e organizzativa.
Family office: AI in cima alle priorità, ma i portafogli non seguono
Uno dei dati più interessanti riguarda l’intelligenza artificiale. Il 65% dei family office intervistati dichiara di voler dare priorità agli investimenti legati all’AI. Tuttavia, questa ambizione non si riflette ancora pienamente nelle allocazioni effettive.
Il 57% degli intervistati non ha alcuna esposizione a growth equity o venture capital, cioè proprio le asset class dove si concentra gran parte dell’innovazione tecnologica. Ancora più sorprendente, oltre il 70% non detiene investimenti in infrastrutture, nonostante lo sviluppo dell’AI dipenda in modo cruciale da data center, reti digitali, semiconduttori e sistemi di alimentazione energetica.
Christophe Aba, responsabile degli investimenti internazionali e della consulenza presso J.P. Morgan Private Bank, sottolinea che per cogliere appieno le opportunità dell’intelligenza artificiale occorre guardare oltre i grandi colossi quotati e considerare l’intera catena del valore: dai semiconduttori alle infrastrutture energetiche, fino ai sistemi di networking e raffreddamento. Soprattutto nei mercati privati, dove le prime dieci società legate all’AI hanno già raggiunto una valutazione complessiva di circa 1.500 miliardi di dollari, si sta creando una parte significativa del valore futuro. Il paradosso, quindi, è evidente: forte interesse strategico per l’AI, ma allocazioni ancora limitate nei segmenti chiave per intercettarne la crescita.
Inflazione e geopolitica ridisegnano il profilo di rischio
Il contesto macroeconomico resta centrale nelle scelte dei family office. L’inflazione continua a essere un driver importante: le strutture più preoccupate per il rischio di aumento dei prezzi destinano quasi il 60% del capitale a investimenti alternativi, circa 20 punti percentuali sopra la media globale. Tra le soluzioni privilegiate figurano hedge fund e real estate.
La vera preoccupazione, però, è la geopolitica. Il 64% dei family office la indica come il principale rischio per il proprio patrimonio. Eppure, a fronte di questa percezione, molti non ricorrono agli strumenti di copertura tradizionali: il 72% non ha esposizione all’oro e l’89% non investe in criptovalute.
La preferenza va piuttosto verso asset tangibili e strategie consolidate, segno che la gestione del rischio varia sensibilmente da una regione all’altra, ma mantiene un approccio in generale “risk-on”, cioè orientato alla crescita, come evidenziato anche da Natacha Minniti, co-responsabile globale della Family Office Practice di J.P. Morgan Private Bank.
Governance e passaggio generazionale: il nodo irrisolto
Un capitolo centrale del report riguarda la governance e la successione. Le famiglie che possiedono ancora un’azienda operativa si dimostrano più strutturate sotto il profilo organizzativo: il 48% ha adottato strutture formali di governance, contro il 40% dei family office che non fanno capo a un’impresa di famiglia.
Tuttavia, queste stesse famiglie percepiscono con maggiore intensità il rischio di conflitti interni: il 41% lo indica come una delle principali minacce, contro il 23% dei non imprenditori. Inoltre, meno della metà (48%) include l’azienda operativa nella propria allocazione complessiva degli investimenti, segno di una crescente separazione tra patrimonio familiare e business originario.
Il tema della successione resta particolarmente critico. Il 53% delle famiglie imprenditoriali lo considera una priorità assoluta, ma l’86% di tutti i family office intervistati non dispone di un piano chiaro di successione per i principali decisori. In un contesto di transizioni generazionali sempre più frequenti, questa lacuna rappresenta un punto di vulnerabilità significativo.
Strutture sempre più complesse e costi in aumento
La crescente complessità dei mercati e la necessità di competenze specialistiche stanno trasformando anche l’organizzazione interna dei family office. Il costo operativo medio annuo si attesta intorno ai 3 milioni di dollari, ma sale a 6,6 milioni per le strutture con oltre 1 miliardo di dollari in gestione. Il 40% spende meno di 1 milione di dollari all’anno, mentre l’11% supera i 7 milioni. Una quota compresa tra il 25% e il 28% dei costi è destinata a servizi esterni, tra cui consulenza legale, esecuzione delle operazioni e cybersecurity.
L’outsourcing è diventato una leva strategica: l’80% dei family office esternalizza almeno una parte della gestione del portafoglio e oltre un terzo delle strutture con più di 1 miliardo di dollari affida all’esterno oltre la metà degli investimenti. I servizi più richiesti sono quelli legali (52%), il trading e l’esecuzione sui mercati (45%) e la sicurezza informatica (38%).
Non sorprende quindi che, in un’epoca di crescente digitalizzazione e aggregazione dei dati, il 32% degli intervistati indichi la cybersecurity come la priorità principale in termini di servizi. Nel complesso, il report 2026 di J.P. Morgan Private Bank restituisce l’immagine di family office ambiziosi, orientati alla crescita e consapevoli delle grandi trasformazioni in atto, ma ancora impegnati a colmare il divario tra visione strategica e implementazione concreta, soprattutto sul fronte tecnologico e della pianificazione generazionale.