Investimenti

Trade Republic: una banca sempre più digitale

Più asset class, più semplicità e un modello bancario costruito per le nuove generazioni. Questa la ricetta di Luca Carabetta, Country Manager Italy di Trade Republic, che ai nostri microfoni ha raccontato gli obiettivi del gruppo

Crescita rapida e obiettivi chiari. L’intervista con Luca Carabetta, Country Manager Italy di Trade Republic, arriva in un momento di forte espansione per la banca digitale, che ha superato quota 10 milioni di clienti e 150 miliardi di asset in gestione. Nel 2025 la società ha introdotto tre nuove asset class — private markets, obbligazioni e criptovalute con wallet integrato — ampliando la piattaforma e trasformandola in un vero servizio di gestione patrimoniale digitale. Con Carabetta abbiamo parlato di innovazione, crescita, giovani investitori, trend di mercato e prospettive per il 2026.

Avete lanciato molte novità, tra cui il nuovo wallet per le criptovalute. Di cosa si tratta?
“Il nostro obiettivo è fornire una piattaforma di gestione patrimoniale, non più soltanto un broker tradizionale. Per questo, nell’ultimo trimestre abbiamo ampliato la gamma di asset class disponibili, così che ogni cliente possa costruire un portafoglio diversificato, secondo il principio cardine dell’investimento. Il primo lancio ha riguardato i private markets, un’asset class finora poco accessibile. Il secondo il settore obbligazionario. Il terzo, come ricordavi, è il nuovo servizio crypto. Avevamo già un’offerta in criptovalute, ma il wallet introduce due novità fondamentali: permette ai clienti di trasferire crypto già detenute altrove e consente a Trade Republic di operare come primo istituto con licenza bancaria in Italia a offrire il regime amministrato sulle criptovalute. Il tema fiscale nel settore crypto è particolarmente complesso e cambia ogni anno. Con il wallet ci facciamo carico noi di tutta la burocrazia. Per i clienti è un pensiero in meno. Non è un caso che siano pochissimi gli operatori bancari a offrire un servizio simile: siamo gli unici nel settore crypto”.

La crescita degli utenti è stata molto forte: da 8 milioni a oltre 10 in pochi mesi. A cosa attribuite questo risultato?
“L’azienda è nata in Germania dieci anni fa, dedicando i primi cinque allo sviluppo dell’infrastruttura tecnologica. La crescita accelerata è iniziata negli ultimi cinque-sei anni, con numeri impressionanti nel contesto europeo: da 8 milioni di clienti globali a gennaio a oltre 10 milioni a settembre. La maggior parte degli utenti ha un’età intorno ai 30 anni. Questo ci dice che le nuove generazioni, appena iniziano ad avere qualche risparmio, confrontano le offerte disponibili e trovano nella nostra proposta un modello molto conveniente: conto gratuito, interessi riconosciuti sugli importi depositati perché trasferiamo ai clienti i tassi della BCE, e operazioni a 1 euro. Il trend più interessante è la crescita degli ETF e dei piani di accumulo. I giovani investitori ragionano molto più in ottica di lungo periodo: mettono da parte una cifra ogni mese e la investono con regolarità, costruendo un percorso di welfare personale”.

Tecnologia, costi bassi e semplicità sono i pilastri dell’offerta odierna. È possibile anticipare qualcosa sulle novità del 2026?
“Arriviamo da tre lanci molto importanti, che completano l’idea di una gestione patrimoniale integrata nella nostra banca digitale. Il vero tema ora è creare consapevolezza: spiegare che esistono operatori nuovi, con licenza bancaria, in grado di offrire servizi altamente competitivi. Sul 2026 resteremo prudenti, ma posso dire che l’interesse dei clienti è molto alto, anche perché hanno visto quanto siamo cresciuti in poco tempo. In Italia avevamo superato il mezzo milione di clienti già a inizio 2025, e continuiamo a crescere rapidamente, anche se non abbiamo rilasciato dati aggiornati. Possiamo comunque immaginare un trend simile a quello globale. Più che puntare solo su nuovi prodotti, lavoreremo per entrare nella consapevolezza dei correntisti italiani, farci conoscere e raccontare la banca che c’è dietro l’app. Perché una banca digitale non è solo un’app: c’è un cuore e un’anima anche nel digitale”.

Nel vostro head quarter a Berlino lavorano soprattutto ingegneri. La banca sta cambiando forma?
“Sì. L’automazione dei processi richiede un grande investimento digitale e questo ha aumentato molto la domanda di ingegneri nel settore. Le nuove banche partono con un vantaggio competitivo: nascono già digitali, senza la struttura di costi del sistema tradizionale. Le banche tradizionali hanno un’eredità importante, che devono considerare nei loro processi di trasformazione. Noi abbiamo potuto costruire tutto da zero, con un’impostazione già nativa digitale”.

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di gennaio 2026 del magazine Wall Street Italia. Clicca qui per abbonarti.