Borsa di Tokyo chiude stabile: Nikkei guadagna lo 0,03%
Alla Borsa di Tokyo, l’indice Nikkei ha chiuso praticamente invariato con un leggerissimo aumento dello 0,03%, raggiungendo i 53.375,60 punti. Diversamente, l’indice Topix ha subito una flessione dello 0,28% scendendo a 3.545,30 punti. In generale, i mercati asiatici hanno mostrato un andamento incerto, riflettendo l’incertezza globale alimentata dai report sugli utili aziendali e dall’attesa per il discorso del presidente della Fed.
Nel dettaglio, la Borsa di Seul ha registrato un guadagno dello 0,98%, mentre Taipei ha perso lo 0,82% e Sydney ha visto una leggera diminuzione dello 0,07%. L’indice Hang Seng di Hong Kong ha segnato un aumento dello 0,37% intorno alle 6:30 GMT, contribuendo a un quadro di generale indecisione sui mercati asiatici.
I giganti tecnologici sudcoreani, Samsung e SK Hynix, hanno mostrato andamenti divergenti: Samsung ha subito un calo dello 0,74%, mentre SK Hynix ha guadagnato il 2,50%.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo