Fonte: Generali
La Next Generation resta per ora una componente minoritaria del private banking italiano, ma è destinata a diventare il principale motore della creazione e della gestione della ricchezza. Lo rivela il decimo Rapporto annuale dell’Osservatorio Private Banking, promosso da LIUC Business School e Banca Generali, da cui emerge che i clienti appartenenti alle generazioni successive ai baby boomer rappresentano circa il 21% del totale, una quota ancora contenuta ma in progressiva espansione.
Lo studio, realizzato con il supporto di AllianceBernstein, Goldman Sachs e Invesco, analizza il ruolo delle nuove generazioni come driver di trasformazione del settore del private banking ed è stato presentato mercoledì 21 gennaio nel corso di un evento ospitato presso il Training&Innovation Hub di Banca Generali.
Interesse elevato, ma ingaggio ancora limitato
L’analisi evidenzia un interesse medio-alto dei giovani verso i servizi di consulenza evoluta, a fronte di un livello di coinvolgimento che rimane inferiore alle potenzialità. La Next Generation si affaccia al private banking con aspettative differenti rispetto al passato, mostrando una crescente attenzione ai temi della pianificazione patrimoniale e della gestione finanziaria avanzata.
I private banker intercettano una domanda latente, che potrebbe tradursi in una crescita significativa della clientela nei prossimi anni, anche alla luce della ricchezza che le nuove generazioni si troveranno progressivamente a gestire. Le evidenze raccolte suggeriscono infatti un potenziale di ingaggio ancora inespresso, destinato ad ampliarsi con il passaggio generazionale dei patrimoni familiari.
Dal rapporto emerge in particolare una chiara preferenza per un modello di consulenza ibrido, in grado di integrare strumenti digitali e relazione personale. I giovani clienti chiedono una riduzione della complessità informativa, privilegiando contenuti essenziali e facilmente comprensibili, insieme a un linguaggio diretto e meno specialistico. Un approccio che riflette una diversa modalità di fruizione dei servizi finanziari e che impone al settore un adattamento sia sul piano comunicativo sia su quello operativo.
Le barriere all’accesso restano elevate
Accanto alle opportunità, persistono alcune criticità che limitano l’ingresso della Next Generation nel private banking. Tra i principali ostacoli figurano la ridotta disponibilità di patrimonio iniziale, i costi percepiti come elevati, una conoscenza ancora limitata del servizio e una distanza comunicativa e generazionale tra operatori e nuovi potenziali clienti.
Il Rapporto segnala inoltre una richiesta esplicita di un private banking più accessibile, flessibile e orientato alla relazione continuativa. Il servizio ideale, secondo i giovani intervistati, è descritto come personalizzato e adattabile, capace di tenere conto degli obiettivi individuali e dello stile di vita, anche attraverso l’utilizzo di strumenti digitali semplici e intuitivi, che facilitino l’interazione e il monitoraggio delle scelte finanziarie.
Le sfide future del private banking
Nel loro insieme, le evidenze raccolte dallo studio delineano uno scenario di transizione profonda, in cui il private banking è chiamato a ripensare il proprio ruolo alla luce di un cambiamento strutturale nei valori, nei comportamenti e nelle aspettative dei nuovi clienti. Un’evoluzione che richiede un allineamento tra la visione dei private banker e quella della Next Generation sull’evoluzione del settore, attraverso un ripensamento del modello di servizio sviluppato lungo tre direttrici principali: integrazione tra relazione umana e tecnologia, ruolo più attivo nell’educazione finanziaria e rafforzamento del ruolo sociale della banca.
“La Next Generation non rappresenta soltanto una futura base di clientela, ma un fattore di trasformazione del private banking stesso. Intercettarne le aspettative significa ripensare linguaggi, competenze e modelli organizzativi, superando una logica di esclusività patrimoniale a favore di una logica di relazione di lungo periodo, capace di accompagnare i patrimoni fin dalla loro fase di costruzione. Il private banking in grado di evolvere in questa direzione potrà trasformare la sfida generazionale in un’opportunità di sostenibilità e crescita per il settore nel suo complesso“, afferma Anna Gervasoni, rettore della LIUC – Università Cattaneo e presidente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Private Banking.
Per Francesco Bollazzi, responsabile dell’Osservatorio Private Banking:
“Il private banking, uno dei comparti del mercato finanziario con tassi di crescita tra i più elevati, presenta storicamente alcune dei tratti che renderanno vincente la relazione con la Next Generation: la centralità della relazione, il focus sulla tecnologia, la competenza nella gestione dei dati. Si tratterà solo, dunque, di adattare un modello già di per sé attuale ad alcune specifiche esigenze espresse dalla clientela più giovane”.
Andrea Ragaini, vicedirettore generale di Banca Generali conclude:
“La ricerca segnala le grandi potenzialità per il private banking nell’accompagnare la Next Generation nelle sfide di pianificazione e di gestione del patrimonio futuro delle famiglie. La preferenza, di queste nuove generazioni, per un percorso in grado di unire le opportunità offerte dalla tecnologia con le competenze e l’esperienza di un professionista al proprio fianco, rispecchia le migliori best-practice del private banking nel nostro Paese. Sicurezza e semplicità operativa, ma anche profondità di servizi e soluzioni nella complessità sono gli ingredienti distintivi che stanno guidando l’evoluzione del settore”.