Borse cinesi in rialzo: Shanghai chiude a +0,92%
Le borse cinesi hanno concluso la giornata di contrattazioni con un rialzo, sostenute dai dati che mostrano un’inflazione in Cina su un percorso moderato. Questo dato ha infuso ottimismo tra gli investitori, portando l’indice Composite di Shanghai a chiudere con un incremento dello 0,92%, raggiungendo i 4.120,43 punti.
Anche l’indice di Shenzhen ha mostrato una performance positiva, crescendo dell’1,34% e attestandosi a 2.660,05 punti. La borsa di Hong Kong ha seguito la tendenza con l’indice Hang Seng che ha registrato un guadagno dello 0,32%, chiudendo a 26.231,79 punti.
Questi risultati indicano un clima di fiducia nei mercati cinesi, grazie alla stabilità dell’inflazione che continua a seguire un andamento moderato, favorendo un ambiente positivo per gli investimenti.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play