Economia

Patrimoniale: tra Imu e bolli c’è già, ecco quanto vale

Negli ultimi giorni la discussione su una nuova tassa patrimoniale è tornata d’attualità. L’ipotesi, avanzata dalla CGIL, che prevede un prelievo annuale dell’1% sui patrimoni superiori ai due milioni di euro, è stata bocciata dal Governo. Eppure, prima ancora di immaginare nuovi meccanismi impositivi, vale la pena ricordare che in Italia una forma di patrimoniale esiste già. E proprio questo è il cuore dell’ultimo aggiornamento dell’Ufficio studi della CGIA, secondo cui “le patrimoniali non solo sono già presenti, ma in vent’anni sono cresciute in misura significativa”. Dal 2004, infatti, il prelievo complessivo sulle ricchezze è aumentato del 74%.

Patrimoniale già operativa: un gettito da 51,2 miliardi nel 2024

Secondo l’analisi del centro studi di Mestre, nel 2024 le imposte patrimoniali hanno garantito all’erario 51,2 miliardi di euro. Il balzello più pesante è l’IMU, che da sola vale 23 miliardi: il 45% dell’intero gettito patrimoniale. Colpisce prime case di lusso, seconde e terze abitazioni, immobili produttivi, uffici e terreni edificabili.

Subito dopo vengono l’imposta di bollo — obbligatoria su conti correnti, depositi, documenti fiscali e una lunga serie di atti — che nel 2024 ha fruttato 8,9 miliardi; il bollo auto, 7,5 miliardi; e l’imposta di registro, applicata su compravendite immobiliari e contratti di locazione, pari a 6,1 miliardi.

La mini patrimoniale finanziaria

Parlando di mini-patrimoniali occulte, l’analisi dei dei dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del Mef, ripresi da Il Sole 24 Ore, accende i fari sulla imposta di bollo sulle attività finanziarie, ovvero l’imposta di bollo proporzionale dello 0,2% che si applica al valore degli strumenti finanziari detenuti in dossier, calcolati sul rendiconto periodico — normalmente trimestrale o annuale. A questo prelievo si somma il bollo fisso di 34,2 euro l’anno su conti correnti e libretti di risparmio, cui si aggiungono — seppur in misura residuale — altre tipologie di imposte di bollo su comunicazioni finanziarie ed estratti conto.

Secondo l’analisi dei dati pubblicati dal Dipartimento delle Finanze del Mef, nei primi nove mesi del 2025 il gettito dell’imposta di bollo sulle attività finanziarie ha già superato i 9 miliardi di euro. Una soglia che va oltre gli 8,8 miliardi incassati nel 2024, quando si era registrato il precedente record.
Nel 2024 la forte crescita (+29,9% rispetto al 2023, pari a circa 2 miliardi in più) era stata alimentata principalmente dai versamenti “in modalità virtuale” effettuati da banche, Poste e Sim, in presenza di un aumento dei valori custoditi nei depositi titoli e nei vincolati: complessivamente circa +20%.

Evasione fiscale: la geografia del fenomeno

Il tema della patrimoniale si interseca inevitabilmente con quello dell’evasione. Nel 2022, secondo i dati del Ministero dell’Economia, il “tax gap” italiano ha toccato i 102,5 miliardi di euro.

Sulla base delle informazioni relative all’economia non osservata, la CGIA ha elaborato una mappatura territoriale della propensione all’evasione: un indicatore che misura quanto viene sottratto al fisco in rapporto alla ricchezza prodotta localmente.

La classifica vede al vertice tre regioni del Mezzogiorno:

  • Calabria: 20,9% (3,1 miliardi);

  • Puglia: 18,9% (6,8 miliardi);

  • Campania: 18,5% (9,4 miliardi).

Sul fronte opposto si collocano:

  • Provincia autonoma di Bolzano: 8,4%;

  • Lombardia: 8,8%;

  • Provincia autonoma di Trento: 9,7%.

In valori assoluti, però, la maggiore evasione si registra nei territori più ricchi e popolati: Lombardia (16,7 miliardi), Lazio (11,4 miliardi), Campania (9,4 miliardi), Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe 7,8 miliardi).