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L’attore Manu Vega si racconta tra silenzi, fragilità e desiderio in “Fragmentos”

Il peso delle parole non dette, ma anche la leggerezza -spesso sofferta- che si prova quando si è costretti a rinunciare ad un sentimento. Dopo la preview mondiale al Festival di San Sebastián, “Fragmentos” è approdato nella Capitale come proiezione speciale di Alice nella Città, la sezione autonoma e indipendente della Festa del Cinema di Roma dedicata ai nuovi sguardi della cinematografia contemporanea. Firmato dal regista Horacio Alcalá e prodotto da AF di Frank Ariza, Match Point ed E Media Canary, il film vede protagonisti Emma Suárez, Manu Vega, Asia Ortega e José Luis García Pérez. Con un approccio sobrio e realistico, la pellicola esplora la complessità delle relazioni e la loro deriva tossica, tra silenzi, frustrazioni e dipendenze emotive. Nel ruolo di Diego, un uomo intrappolato in un matrimonio logorato ma ancora dominato dal desiderio e dal conflitto, l’attore madrileno Vega regala un’interpretazione intensa, profondamente umana, e si racconta a Wall Street Italia parlando del suo personaggio, del lavoro con il cineasta messicano che l’ha diretto e di ciò che resta – o si perde – quando l’amore smette di bastare.

Il film esplora la complessità delle relazioni e la loro deriva tossica. Come si è preparato?

«La verità è che fin dall’inizio ho sentito un forte legame con il personaggio. Una delle sfide più grandi del progetto, avendo una sceneggiatura così solida, è stata trovare delle sfumature nel non detto, nel sottotesto, negli sguardi e in ciò che volevo esprimere attraverso Diego, al di là delle parole».

“Fragmentos” è una storia fatta di silenzi e parole non dette. Quanto è stato difficile trasmettere emozioni?

«Penso che sia proprio questo uno dei maggiori punti di forza del film. Personalmente, mi sento molto a mio agio in quei momenti di silenzio: credo che costruiscano i personaggi con maggiore profondità, permettendo al pubblico di provare empatia o disagio tramite ciò che vede sullo schermo».

I personaggi appartengono a due coppie in crisi, ma in modi diversi. Cosa l’ha colpita del contrasto tra l’amore giovanile e quello maturo?

«È interessante notare che, in realtà, è la coppia più giovane ad avere una lunga relazione, piena di frustrazione e dolore, in contrasto con gli adulti che sembrano vivere un idillio. Trovo affascinante come, dove un tempo c’era un amore romantico, ricco e leale, rimanga solo il risentimento, e come la giovane coppia funga da specchio per gli adulti, dando loro – soprattutto al personaggio di Emma – l’opportunità di cambiare il proprio futuro».

Il regista Horacio Alcalá adotta un approccio realistico. Com’è stato lavorare con lui su un tema così intimo e delicato?

«Horacio ha un modo davvero speciale e magico di guardare e raccontare i conflitti umani più comuni. C’è stato molto spazio per contribuire alla costruzione del personaggio, e lui ha sempre avuto una visione molto chiara di cosa volesse vedere sullo schermo e di come ottenerlo. Questo aiuta davvero a generare fiducia nel processo creativo e, in particolare, nelle decisioni che vengono prese».

Lei interpreta Diego, un uomo intrappolato in una relazione complessa. Qual è stato l’aspetto più difficile o stimolante di questo ruolo?

«Forse la parte più difficile è stata la ricerca interiore per dare vita a un personaggio con abbastanza sfumature di grigio da permettere agli spettatori di giustificare e, al tempo stesso, criticare molte delle sue decisioni. È estremamente insicuro e volubile».

Il lungometraggio affronta ciò che resta quando un amore svanisce. Crede che ogni relazione valga la pena di essere salvata o, a volte, è meglio lasciare andare?

«Credo che, talvolta, sia necessario rinunciare a ciò che amiamo di più, proprio per questo motivo. Spesso ci ostiniamo ad aggrapparci alle cose per paura dell’incertezza, della solitudine o di infrangere promesse fatte agli altri o persino a noi stessi».

Il “libro di domande per coppie sposate” diventa un catalizzatore di verità nel film. Se potesse sceglierne una per Diego, quale sarebbe?

«Vorrei chiedere a Diego: quali sono i tuoi sogni nella vita?».

“Fragmentos” è stato presentato in anteprima a San Sebastián e poi ad Alice nella Città durante la Festa del Cinema di Roma. Quanto è importante per lei condividere questo lavoro con il pubblico italiano?

«Innanzitutto, è stato un grande onore avere avuto l’opportunità di essere a Roma e di partecipare al festival. Penso che “Fragmentos” racconti una storia universale, in cui persone di età e lingue diverse possono riconoscersi. Sapere che l’opera filmica può essere apprezzata anche oltre i confini spagnoli mi riempie di orgoglio».

Cosa spera che gli spettatori traggano dalla visione della pellicola?

«Mi piacerebbe che stimolasse il dibattito e facesse riflettere sulla natura dell’amore e sui diversi modi in cui può essere compreso ed espresso».