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Donne over 60 alla prova eredità: cosa rivela l’indagine di J.P. Morgan

Un nuovo studio di J.P. Morgan Wealth Management negli Usa getta luce su un fenomeno ormai in corso da tempo: il grande trasferimento di ricchezza tra generazioni. Si parla di circa 105.000 miliardi di dollari che passeranno di mano entro il 2048, e a quanto pare una parte consistente di questo patrimonio è già arrivata nelle mani di molte donne appartenenti alla generazione dei baby boomer.

Secondo la ricerca, infatti, il 63% delle donne con più di sessant’anni ha già ricevuto un’eredità, e quasi la metà di loro – il 45% – ha deciso di investire almeno una parte di questo denaro. Altre hanno preferito usare la nuova disponibilità economica per estinguere debiti, viaggiare, sostenere familiari o amici e fare beneficenza. Quando viene chiesto invece come utilizzerebbero un’eventuale futura eredità, la risposta è quasi unanime: il 68% sogna di partire per un viaggio.

Le donne e la costruzione autonoma della ricchezza

Ma non si tratta solo di ricchezze ricevute. Lo studio – condotto online tra fine luglio e metà agosto su un campione di oltre mille americani con almeno 25.000 dollari in attività investibili – mostra come le donne stiano anche costruendo la propria sicurezza finanziaria in modo indipendente.

Ben il 73% afferma che avere denaro significa sentirsi sicure, mentre tra le generazioni più giovani (Gen Z e millennial) il 64% vede nella solidità economica soprattutto libertà e possibilità di scelta. Interessante anche il fatto che il 93% delle donne che si aspettano un’eredità non intende farci affidamento per raggiungere i propri obiettivi finanziari. In sostanza, la maggior parte di loro vuole arrivarci con le proprie forze.

Parlare di soldi in coppia: un tabù che cambia

La ricerca affronta anche un tema curioso: il rapporto tra denaro e relazioni sentimentali. Nonostante stia lentamente cambiando, il denaro resta un argomento delicato. Solo il 20% degli investitori, uomini e donne, parlerebbe di finanze al primo appuntamento; tra i boomer, la percentuale scende addirittura al 7%.

Eppure le nuove generazioni sembrano più disinvolte: il 35% dei giovani tra Gen Z e millennial dichiarano che affronterebbero il tema dei soldi già al primo incontro. In generale, la maggioranza delle donne più giovani pensa che si debba parlare di finanze entro i primi nove appuntamenti, mentre le donne boomer preferiscono rimandare il discorso fino al decimo o oltre.

Indipendentemente dal momento in cui la conversazione avviene, resta però forte la presenza di “dealbreaker” e “dealmaker” finanziari: cioè comportamenti economici che possono attrarre o allontanare un potenziale partner.

Tra i tratti più apprezzati ci sono:

  • l’indipendenza economica (61%),
  • buone capacità di gestione del budget (55%),
  • una solida conoscenza della finanza personale (34%),
  • e investimenti propri (31%).

Non sorprende quindi che il 60% delle persone in coppia affermi di avere un rapporto simile al partner con il denaro, e che il 75% delle donne dichiari di partecipare attivamente alle decisioni finanziarie di coppia, se non addirittura di guidarle.

Quando la finanza influenza la salute mentale

Uno dei dati più significativi dello studio è la connessione tra benessere finanziario e benessere psicofisico. Il 62% degli intervistati afferma che la situazione economica incide sullo stato mentale; la percentuale sale al 71% tra Gen Z e millennial, mentre una persona su due dice che le finanze influenzano anche la salute fisica.

Come reagire a questa pressione? La strategia più efficace sembra essere quella più semplice: avere un piano finanziario. È il metodo più diffuso per ridurre lo stress economico e migliorare la salute complessiva, più ancora del creare risparmi di emergenza o aumentare le entrate.

Chi dispone di un piano strutturato mostra infatti livelli di fiducia molto più alti:

  • il 90% di chi ha un piano si sente in grado di raggiungere i propri obiettivi finanziari, contro il 49% di chi non ne ha uno;
  • l’86% si ritiene sulla buona strada per la pensione (contro il 47%);
  • e l’80% dichiara di non essere stressato per le proprie finanze (contro il 64% di chi naviga “a vista”).

Tra volatilità e ottimismo

Nonostante le oscillazioni dei mercati, la maggior parte degli investitori – tre su quattro – considera la volatilità una parte normale dell’investimento. Quando i mercati scendono, il 64% preferisce non toccare nulla, mentre il 28% vede nel calo un’opportunità per “comprare a sconto”.

Questo non significa che manchino le preoccupazioni: il 75% teme ancora gli effetti dell’inflazione e il 60% afferma che i tassi di interesse hanno influenzato le proprie decisioni economiche nel corso dell’anno.