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Larry Ellison, il segreto del patrimonio da 365 miliardi del ceo di Oracle

Larry Ellison, co-fondatore e CEO di Oracle, ha costruito la sua fortuna, stimata in circa 365 miliardi di dollari, mantenendo saldamente le proprie azioni Oracle per quasi cinquant’anni, attraversando alti e bassi del mercato tecnologico. Allo stesso tempo, Ellison ha speso miliardi per finanziare la sua filantropia, investire in un patrimonio immobiliare vastissimo, sostenere attività sportive e partecipare al fiorente impero mediatico del figlio David.

Ma come riesce a spendere così tanto senza vendere gran parte delle sue azioni? In un periodo in cui molti amministratori delegati tecnologici seguono il consiglio prudente dei loro gestori patrimoniali di “incassare” e diversificare attraverso programmi di vendita di azioni, Ellison rappresenta un esempio di vecchia scuola: un approccio aggressivo alla creazione della ricchezza, senza compromessi, anche a 81 anni.

La strategia “hold and borrow” di Ellison

Un’analisi attenta delle finanze e delle partecipazioni di Ellison rivela una fortuna costruita su una combinazione di leva finanziaria e rischio calcolato. Grazie a prestiti garantiti dalle proprie azioni, l’imprenditore riesce a raccogliere liquidità senza rinunciare al controllo o a una significativa parte del capitale. Michael Sury, docente di finanza all’Università del Texas, ha dichiarato alla CNBC che Ellison si distingue non solo per la ricchezza, ma anche per l’entità delle azioni impegnate a garanzia di prestiti.

Secondo i documenti SEC, a luglio Ellison possedeva 1,16 miliardi di azioni Oracle, pari al 41% del totale delle azioni in circolazione. La sua quota è la più alta tra i primi dieci miliardari tecnologici: Elon Musk detiene meno del 20% di Tesla, Mark Zuckerberg circa il 14% di Meta e Jeff Bezos appena l’8% di Amazon, dopo aver venduto oltre 18 miliardi di dollari in due anni.

La gestione delle vendite di azioni

Ellison ha venduto azioni Oracle solo marginalmente, principalmente per esercitare opzioni o pagare tasse. Secondo Smart Insider, le vendite nette ammontano a 5,1 miliardi di dollari, una frazione minima della sua partecipazione ora valutata oltre 350 miliardi. Tra le operazioni più note vi è la vendita di 900 milioni di dollari di azioni nel 2001, subito prima di un crollo del titolo, episodio che ha portato a una causa per insider trading poi risolta con un accordo.

Oracle ha contribuito ad accrescere la quota di Ellison con il suo programma di riacquisto azionario, riducendo del 36% le azioni in circolazione negli ultimi 15 anni. Ciò ha permesso alla partecipazione di Ellison di salire dal 23% al 41%, pur mantenendo stabile il numero di azioni possedute.

Dove Ellison spende la sua fortuna

Nonostante la ridotta vendita di azioni, Ellison continua a spendere somme record in immobili, sport e collezionismo. Il suo impero personale comprende decine di proprietà di lusso, il torneo di tennis di Indian Wells, l’isola hawaiana di Lanai, aerei da guerra d’epoca, uno yacht di 288 piedi e il resort Eau Palm Beach in Florida, acquistato per 277 milioni di dollari. L’anno precedente aveva pagato 173 milioni per una villa di 5.770 metri quadrati a Manalapan, stabilendo un record per il mercato immobiliare della Florida.

Ellison ha inoltre finanziato aziende private, tra cui l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, oggi ribattezzato X, offrendo al fondatore “un miliardo o qualsiasi cifra tu ritenga opportuna”. Ha investito in startup tecnologiche e di longevità e co-fondato la lega velistica mondiale SailGP.

Investimenti mediatici e filantropia

Più recentemente, Ellison ha supportato Skydance Media, guidata dal figlio David, nell’acquisizione di Paramount per 8 miliardi di dollari, un’operazione completata lo scorso mese. La famiglia Ellison è inoltre coinvolta in trattative per altre acquisizioni mediatiche di grande portata. Sul fronte filantropico, ha donato centinaia di milioni di dollari, incluso un accordo NIL da 10 milioni per Bryce Underwood, recluta dell’Università del Michigan, ed è firmatario del Giving Pledge. Ha annunciato l’istituzione dell’Ellison Institute of Technology, in partnership con l’Università di Oxford, con l’obiettivo di affrontare cambiamenti climatici, malattie e fame nel mondo.

Prestiti garantiti dalle azioni: una leva straordinaria

Per finanziare queste spese mantenendo la partecipazione in Oracle, Ellison ha impegnato 277 milioni di azioni come garanzia per prestiti personali, pari a circa un quarto della sua quota totale, con un valore di mercato superiore a 82 miliardi di dollari. Mentre molte aziende limitano i prestiti garantiti dalle proprie azioni per evitare rischi di vendita forzata, Oracle consente al CEO maggiore libertà, ritenendo che tali prestiti non costituiscano un rischio significativo per gli azionisti.

Secondo Sury, la dimensione delle azioni impegnate da Ellison è “fuori dal comune” e rappresenta un’eccezione rara nel panorama aziendale. Questa strategia di “conservare e prendere in prestito” contrasta nettamente con la gestione delle opzioni da parte dell’AD Safra Catz, che ha venduto opzioni per 2,5 miliardi nella prima metà dell’anno tramite programmi prestabiliti, perdendo così gran parte del rialzo delle azioni Oracle nei mesi successivi.

Gestione del rischio e consigli dei wealth manager

Esperti di gestione patrimoniale sottolineano che prestiti garantiti dalle proprie azioni possono rappresentare una forma di diversificazione se i fondi vengono reinvestiti in asset diversi. Oltre a fornire liquidità immediata, possono offrire vantaggi fiscali, permettendo agli interessati di dedurre gli interessi sui prestiti se utilizzati per nuovi investimenti. Ogni fondatore o CEO ha un diverso livello di comfort nel gestire la volatilità di un singolo titolo, e le banche valutano l’intero patrimonio, includendo immobili, opere d’arte e altri beni, prima di concedere prestiti così ingenti.

Larry Ellison rimane dunque un esempio unico di gestione della ricchezza: un mix di concentrazione del capitale, leva finanziaria strategica, investimenti diversificati e filantropia su scala globale. Una strategia rischiosa per molti, ma che ha permesso al CEO di Oracle di consolidare una delle fortune più grandi della storia, mantenendo il controllo della propria azienda e costruendo un impero personale ineguagliabile.