Economia

Elon Musk sfida il bipolarismo americano: nasce l’America Party

Nel giorno dell’Independence Day, Elon Musk ha sganciato la sua ennesima bomba mediatica: la nascita dell’America Party, un terzo polo politico con ambizioni dichiaratamente disruptive. Forte di un sondaggio condotto sulla sua piattaforma X – in cui il 65% degli utenti si è detto favorevole alla fine del duopolio tra Partito Democratico e Partito Repubblicano – il patron di Tesla e SpaceX ha annunciato che il nuovo partito “restituirà libertà agli americani”, denunciando “un sistema monopartitico travestito da democrazia”.

Ma oltre alla retorica da social, Musk stavolta sembra voler incidere concretamente sul quadro politico statunitense. L’obiettivo dichiarato? Erodere consensi a Donald Trump, alimentare una fronda parlamentare e diventare l’ago della bilancia nei futuri equilibri a Capitol Hill.

Un partito nato dalla frattura con Trump

Dopo un anno di “bromance” tra i due miliardari, culminata con importanti finanziamenti pro-Trump da parte di Musk, il rapporto si è incrinato bruscamente a seguito dell’approvazione del cosiddetto “big beautiful bill”, la finanziaria fortemente voluta dal presidente. Una manovra da 940 pagine, approvata con margini risicati, che include tagli fiscali, fondi anti-immigrazione e un piano industriale che Musk ha definito “fallimentare “un abominio carico di debiti” e che, secondo lui, rischia di portare il Paese verso la bancarotta

“Perderete le elezioni, anche se fosse l’ultima cosa che farò”, ha tuonato Musk rivolgendosi ai parlamentari repubblicani che hanno sostenuto il provvedimento.

Trump, dal canto suo, lo ha accusato di voler sabotare la legge per “vendetta sui sussidi alle auto elettriche”, arrivando a minacciarne la deportazione.

L’obiettivo: 10-15 seggi per cambiare le regole del gioco

Dietro l’annuncio dell’America Party non c’è soltanto un gesto dimostrativo, ma una strategia elettorale precisa. Musk punta a concentrare risorse e candidati in un numero limitato di collegi: “2-3 seggi al Senato e 8-10 alla Camera dei Rappresentanti” per “influenzare le decisioni cruciali e bloccare leggi che tradiscono la volontà popolare”.

Una presenza anche limitata del partito in Congresso basterebbe, secondo l’imprenditore, a impedire nuovi provvedimenti simili al big beautiful bill. Le elezioni di metà mandato del 2026 diventano così il primo banco di prova concreto per questa nuova formazione.

Un terzo partito negli USA: sfide storiche e limiti strutturali

La storia del sistema politico americano è intrinsecamente ostile ai partiti terzi. Dal Progressive Party di Theodore Roosevelt nel 1912 al 18,9% di Ross Perot nel 1992, i casi di “terze vie” che hanno inciso davvero si contano sulle dita di una mano. Il sistema elettorale “first-past-the-post” – dove chi vince prende tutto – penalizza le formazioni che non riescono a prevalere in singoli stati.
Alle difficoltà strutturali si sommano le barriere regolamentari: norme stringenti per la registrazione presso la Federal Election Commission, raccolte firme da stato a stato, tempistiche e scadenze diverse. Nessun candidato indipendente nel 2024 è riuscito a comparire su tutte le 50 schede statali, neanche Robert F. Kennedy Jr..

Musk e la politica: tra ambizione, retorica e rischio aziendale

La nascita dell’America Party ha già suscitato reazioni forti: Trump ha definito il progetto “assurdo” e minacciato ritorsioni, compresa la revoca dei sussidi federali alle aziende di Musk.  Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha criticato l’iniziativa, parlando di “incompatibilità tra le responsabilità manageriali e il ruolo politico”. La Azoria Partners ha posticipato il lancio di un fondo legato a Tesla proprio per il timore che la fondazione dell’America Party “crei un conflitto d’interessi”.

Eppure, Musk sembra aver già raccolto alleati trasversali. Tra i simpatizzanti dichiarati, il miliardario Mark Cuban,  l’ex direttore della comunicazione della Casa Bianca durante l’amministrazione Trump, Anthony Scaramucci, e addirittura voci del mondo MAGA come il giornalista Tucker Carlson e la politica e imprenditrice statunitense, Marjorie Taylor Greene, in aperto dissenso con Trump su Iran e politica fiscale.

Una piattaforma centrista

Se molti osservatori sottolineano le difficoltà storiche dei terzi partiti negli Stati Uniti, la popolarità e le risorse di Musk potrebbero renderlo un attore destabilizzante per il sistema attuale.

Il programma dell’America Party riflette le ossessioni di Musk:

  • Superare il bipartitismo:  Musk vuole rompere il dominio di Democratici e Repubblicani, offrendo un’alternativa indipendente che si concentri sulle reali esigenze dei cittadini e non sugli interessi delle élite politiche;
  • Ridurre sprechi e debito pubblico: l’America Party si propone come forza fiscalmente conservatrice, con l’obiettivo di ridurre la spesa pubblica, combattere gli sprechi e riportare sotto controllo il debito federale;
  • Restituire libertà ai cittadini: Musk ha dichiarato che la missione principale del partito è “ridare la libertà agli americani”, ponendosi contro quello che definisce uno stato sempre più centralizzato e burocratico;
  • Strategia elettorale mirata: invece di puntare subito alla presidenza, Musk mira a conquistare pochi seggi chiave (2-3 al Senato e 8-10 alla Camera) per diventare ago della bilancia nei voti decisivi, influenzando così la legislazione nazionale anche con una presenza limitata.
  • Coinvolgimento diretto degli elettori:  l’America Party nasce come movimento “dal basso”, sfruttando la base di follower di Musk e la partecipazione diretta tramite sondaggi e piattaforme digitali, per costruire un’agenda politica realmente rappresentativa.