Economia

Inflazione, in cinque anni, gli italiani hanno perso il 20% del potere d’acquisto

Negli ultimi cinque anni, l’inflazione ha avuto un impatto profondo e spesso sottovalutato sull’economia reale italiana. A sottolinearlo è Gabriel Debach, market analyst di eToro, che analizza con attenzione l’evoluzione dei prezzi al consumo e i suoi riflessi sul potere d’acquisto delle famiglie.

“Dal gennaio 2020 a oggi, l’indice generale dei prezzi al consumo in Italia è aumentato del 19,2% – osserva Debach –. Questo significa che 1.000 euro lasciati fermi sotto il materasso valgono oggi, in termini reali, poco più di 830 euro. Una perdita silenziosa e costante di valore che molti hanno subito senza piena consapevolezza”.

La traiettoria 2025: stabilità apparente, tensioni profonde

L’analisi dei primi sei mesi del 2025 conferma che l’inflazione non segue una traiettoria uniforme. Secondo i dati diffusi dall’ISTAT, l’indice generale sembra muoversi con una certa stabilità, ma questa fotografia media nasconde dinamiche settoriali più frastagliate.

“Il carrello della spesa – spiega Debach – è cresciuto del +3,1% su base semestrale, contro un’inflazione headline che si attesta al +1,7%. Questo scarto crescente, passato da +0,2 a +1,4 punti percentuali tra gennaio e giugno, evidenzia un fenomeno importante: i beni di consumo quotidiano rincarano più della media”.

Questa distanza tra indice generale e beni di prima necessità riflette una pressione inflazionistica strutturale, che si concentra su categorie di spesa ineludibili. Una dinamica confermata anche dalla mediana delle variazioni mensili:

“Nel primo semestre 2025 – sottolinea Debach – l’incremento mediano è salito dallo 0,1% dello stesso periodo del 2024 allo 0,2%. Un raddoppio che, pur contenuto nei numeri, segnala una persistenza della pressione inflattiva”.

Cinque anni di rincari: l’erosione è reale

Allungando l’orizzonte temporale, il quadro diventa ancora più netto. L’inflazione accumulata dal 2020 ad oggi equivale a una perdita di circa un quinto del potere d’acquisto originario.

“Chi non ha investito o messo a frutto la propria liquidità – osserva Debach – si ritrova oggi con un patrimonio reale fortemente ridotto. È un’erosione invisibile, ma concreta, che colpisce in modo trasversale”.

La media, però, non racconta tutta la storia. Alcuni settori hanno registrato rincari molto più elevati rispetto all’indice complessivo. I voli nazionali sono saliti del +167%, la gioielleria e l’orologeria del +71%, gli alberghi del +63%.

Questi numeri – spiega l’analista – dimostrano come l’inflazione sia stata particolarmente aggressiva su settori legati ai servizi e ai beni discrezionali, spesso influenzati dalla domanda post-pandemica e dalla ripresa del turismo”.

Lato opposto: le sacche di disinflazione

Non mancano, tuttavia, ambiti in controtendenza. “Segmenti come telefonia, dispositivi audio-video e servizi digitali – evidenzia Debach – mostrano cali di prezzo sostenuti, grazie a innovazione, competizione globale e dinamiche di obsolescenza tecnologica. Ma si tratta di eccezioni, non della regola”.

L’analista conclude l’analisi con un avvertimento: “L’inflazione non si misura solo nei decimali dei comunicati ufficiali, ma nell’esperienza quotidiana delle famiglie. Ed è qui che si avverte il vero impatto economico e sociale dell’erosione del potere d’acquisto”.