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Disegualianze, paperoni sempre più ricchi, in dieci anni portafoglio cresce di 33 mila miliardi

La ricchezza globale si concentra sempre di più nelle mani di pochi, mentre miliardi di persone restano escluse dai benefici della crescita economica.
Secondo una recente analisi di Oxfam, l’1% più ricco del pianeta ha visto crescere il proprio patrimonio netto di oltre 33.900 miliardi di dollari in termini reali dal 2015. Un dato sconcertante, se si considera che questa cifra è 22 volte superiore a quanto basterebbe per far uscire dalla povertà estrema — definita come vivere con meno di 8,30 dollari al giorno — tutte le persone che oggi si trovano al di sotto di quella soglia.

Il patrimonio dei miliardari nel mondo: i dati di Oxfam

Oggi 3.000 miliardari possiedono ricchezze che, sommate, superano 6.500 miliardi di dollari, ovvero quasi il 15% del PIL globale. Un’enormità, se si pensa che nel frattempo le economie più povere si stanno indebitando sempre di più per garantire servizi basilari come l’istruzione e la sanità pubblica.

A peggiorare la situazione, secondo Oxfam, è l’atteggiamento dei governi dei Paesi più sviluppati: i fondi pubblici destinati alla cooperazione e allo sviluppo sono in netto calo. Gli stanziamenti per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo (APS), in particolare quelli dei Paesi del G7, sono previsti in calo del 28% entro il 2026 rispetto al 2024, il taglio più drastico dagli anni Sessanta.

Crisi del debito e tagli agli aiuti: una tempesta perfetta

Mentre gli aiuti vengono ridotti, la crisi del debito colpisce duramente i Paesi a basso reddito: il 60% di essi è a rischio bancarotta. In molti casi, questi Stati spendono più per rimborsare il debito che per ospedali o scuole. La situazione è aggravata dalla struttura del debito stesso: la parte più consistente è oggi nelle mani di creditori privati, spesso poco disposti a rinegoziare le condizioni di rimborso.

“La morsa del debito privato desta gravissimo allarme”, sottolinea Oxfam. Nei Paesi a basso e medio reddito, l’esposizione verso i creditori privati è cinque volte superiore ai debiti contratti con altri Stati e rappresenta oltre la metà dell’intero stock del debito estero.

L’Agenda 2030 dell’ONU, con i suoi 169 traguardi per uno sviluppo sostenibile, sembra destinata a mancare il bersaglio sostiene Oxfam. Ad oggi, solo il 16% degli obiettivi potrebbe essere raggiunto entro il 2030. Un fallimento legato principalmente a un sottofinanziamento cronico, derivante in gran parte da un approccio troppo sbilanciato sul settore privato.

L’idea, promossa in particolare dalla Banca Mondiale, era quella di mobilitare investimenti privati per finanziare lo sviluppo e il contrasto alla crisi climatica. Ma i risultati sono stati deludenti: le risorse mobilitate sono state scarse e spesso concesse sotto forma di prestiti a condizioni svantaggiose, che oggi rischiano di compromettere la stabilità di intere regioni.

“La strategia di incentivazione dei capitali privati ha impattato negativamente sulle risorse pubbliche disponibili e non ha portato ai risultati promessi. E non è il caso di stupirsene”, osserva Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia.

Secondo Petrelli, il problema non sta tanto nell’aver coinvolto i privati, quanto nell’averlo fatto senza regole efficaci, lasciando campo libero ai monopoli e agli interessi speculativi. “Gli incentivi al settore privato – sotto forma di sussidi o misure di mitigazione dei rischi di investimento – non sono mai stati accompagnati da forti condizionalità o regolamentazioni con forza di legge”, ha aggiunto. Il risultato? “Una crescente concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e il fallimento nel creare posti di lavoro dignitosi, nel promuovere l’uguaglianza di genere o nel contrastare la fame nel mondo.”

Le proposte di Oxfam

Alla luce di questi squilibri, Oxfam chiede un cambio radicale di paradigma in occasione della Quarta Conferenza sul Finanziamento per lo Sviluppo, in programma a Siviglia dal 30 giugno con la partecipazione di oltre 190 Paesi.

Secondo l’organizzazione, è il momento di rimettere al centro l’azione pubblica e costruire nuove alleanze internazionali contro le disuguaglianze.

I governi. continua l’associazione, dovrebbero unire gli sforzi per combattere efficacemente la crisi della disuguaglianza. Oxfam guarda con interesse a Paesi come Brasile, Sudafrica e Spagna, ma anche alla nuova Alleanza Globale contro la Disuguaglianza, sostenuta da Germania, Norvegia e Sierra Leone.

“Oggi i rappresentanti dei Paesi di tutto il mondo si incontrano a Siviglia in un momento drammatico per l’umanità”, conclude Petrelli. Tra tagli agli aiuti, crisi del debito e disuguaglianze fuori controllo, è evidente che il sistema attuale non funziona. Il rischio è quello di perdere un’altra occasione per rendere il mondo più equo, più giusto, più sostenibile.