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Il 2022 sembrava l’anno dell’oro, con oltre un miliardo di euro raccolto. Poi il crollo: appena 174 milioni nel 2023, una leggera ripresa nel 2024 a 250 milioni. L’Italia Fintech sembra tornata al punto di partenza, o quasi. A tracciare la nuova mappa del settore è lo studio “Founders vs Investors: two faces of Fintech funding”, realizzato da EY in collaborazione con Fintech District, che restituisce un’immagine precisa – e in parte impietosa – del mercato.
“Il dialogo tra founder e investitori nel Fintech italiano è ancora troppo spesso segnato da aspettative divergenti. I founder tendono a presentare progetti con ambizioni contenute, mentre gli investitori cercano visione, scalabilità e leadership”, afferma Andrea Ferretti, Italy Markets & Business Development Leader per i Financial Services di EY.
Un disallineamento evidente: se il 66% dei founder prevede un nuovo round di equity entro la metà del 2026, solo il 55% degli investitori conferma la stessa aspettativa. E chi ha già raccolto, nel 25% dei casi, ha portato a casa meno di quanto previsto.
Il fundraising resta un percorso a ostacoli
Tra il 2022 e il 2024, il 69% dei founder ha raccolto fondi, ma uno su quattro ha ottenuto meno del previsto. E quando si fallisce, spesso non è per mancanza di valore, ma per assenza di relazioni strategiche: il 38% di chi non è riuscito a chiudere un round cita il networking carente come principale ostacolo.
Un dato significativo: il 75% dei founder e l’80% degli investitori ha trovato la propria controparte per il deal tramite network personali. In Italia il capitale si trova, ma “in famiglia”.
Investitori italiani, preferenze estere
Il capitale c’è, ma non sempre parla italiano. Il 90% dei founder ha ricevuto fondi da investitori domestici, ma il 50% preferisce l’approccio estero. Il perché? Tempi più rapidi, più chiarezza nei processi, maggiore attenzione alla scalabilità.
Anche dal lato opposto, il 49% degli investitori italiani preferisce Fintech non italiane, considerate più orientate all’espansione. E se il 20% degli investor trova l’Italia un contesto favorevole, solo il 5% dei founder è d’accordo.
Compliance e team: cosa convince chi investe
Quando si parla di criteri di selezione, i punti di contatto ci sono: la forza del team e la scalabilità del modello sono in cima alla lista sia per founder che investor. Ma le definizioni cambiano: per i founder contano le competenze tech e di prodotto (75%), per gli investitori pesano le doti manageriali e la leadership (75%).
Fondamentale anche la compliance: il 52% dei founder e il 68% degli investitori la considerano un fattore chiave per il successo di un investimento. Ma troppa regolamentazione può diventare un freno.
Le prossime sfide: capitale “intelligente” e settori strategici
Le prospettive positive però non mancano. Il 66% dei founder e il 55% degli investitori prevede un round entro metà 2026. In cerca non solo di capitale, ma di partner strategici.
“Lo studio realizzato con EY evidenzia come, da un lato, le startup debbano consolidare modelli sostenibili e conformi e, dall’altro, come gli investitori cerchino team resilienti e scalabili”, commenta Clelia Tosi, Head of Fintech District. “Solo grazie al confronto tra le due parti sarà possibile assistere a un reale consolidamento del Fintech italiano”.