Leonardo: ordini cumulativi per €118 mld nel piano 2025-29
Leonardo ha alzato il velo sull’aggiornamento del piano industriale. Le nuove previsioni indicano ordini cumulativi per un valore di 118 miliardi di euro nel periodo dal 2025 al 2029.
Per quanto riguarda il 2026, Leonardo ha fissato un target di EBITA pari a 1,90 miliardi di euro e si aspetta ordini per 22,3 miliardi, con un fatturato di 19,6 miliardi e un free cash flow operativo di 1,01 miliardi.
A fine piano (2029), gli obiettivi di ricavi e di Ebita si attestano rispettivamente a 24 miliardi e a 2,8 miliardi.
Quest’ultimo dovrebbe aumentare con un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 15,2% dal 2023 al 2029.
In aggiunta, Leonardo ha annunciato che proporrà un dividendo di 0,52 euro per azione per il 2025.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play