Arm: Ipo a settembre, valorizzazione fino a $70 mld
Arm, divisione semiconduttori del Gruppo SoftBank, prevede un’offerta pubblica iniziale (IPO) con una valutazione tra i $60 e $70 miliardi entro settembre, secondo fonti a conoscenza della situazione. Questo riflette un forte interesse nei chip di intelligenza artificiale.
La presentazione dell’IPO è prevista per la prima settimana di settembre con la definizione del prezzo la settimana successiva. La valorizzazione rappresenta un miglioramento rispetto alla precedente forchetta tra di 30-70 miliardi, riflettendo il cambiamento nel clima di mercato a favore delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale generativa e ai chip.
SoftBank, guidata da Masayoshi Son, e l’Amministratore Delegato di Arm, Rene Haas, hanno sempre ritenuto la parte bassa di quella gamma troppo modesta. Nonostante ciò, i dirigenti di Arm potrebbero ancora sperare in una valutazione fino a $80 miliardi, anche se le probabilità di raggiungere tale obiettivo sono incerte.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerĂ a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo