Vendite al dettaglio, Confcommercio: “consumi non alimentari affossati dallo ‘stop and go’”
Un moderato recupero che va letto alla luce dei continui stop and go che hanno caratterizzato buona parte del 2020, in funzione del succedersi di chiusure ed aperture con la conseguente penalizzazione della domanda di prodotti non alimentari, sia presso le piccole che le grandi superfici e gran parte del commercio ambulante.
Così l’Ufficio Studi Confcommercio commenta i dati sulle vendite al dettaglio a dicembre resi noti dall’Istat.
“Per una lettura corretta della variazione dell’indice – prosegue l’Ufficio Studi – è opportuno sottolineare la revisione del dato di novembre in direzione peggiorativa della domanda di beni non alimentari. Per molti format distributivi e segmenti di consumo (in primis l’abbigliamento e le calzature) il 2020 ha fatto registrare un vero crollo della domanda che difficilmente potrà essere recuperato nel breve periodo. Si fanno più concreti i rischi di chiusura di moltissime imprese. Immune al virus pandemico è solo il commercio elettronico, cresciuto nel 2020 del 34,6%, con il quale i negozi fisici dovranno confrontarsi duramente anche in futuro e ormai in qualsiasi ambito della spesa delle famiglie”.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.