Deloitte: in Italia il maggior numero di aziende di beni di lusso
L’Italia è il Paese con il maggior numero di aziende di beni di lusso, ma la Francia è il più performante con il 15,7% di crescita composita delle vendite, contribuendo con il 28,3% alla quota maggiore delle vendite totali delle Top 100 aziende di beni di lusso. Così emerge dal nuovo Global powers of luxury goods di Deloitte, secondo cui le prime 100 società di beni di lusso con sede in Cina, Giappone e Stati Uniti hanno visto il loro tasso di crescita delle vendite su base annua diminuire drasticamente, mentre le società con sede in Europa hanno visto un aumento del loro tasso di crescita, con l’eccezione del Regno Unito, che ha visto un sottile calo.
EssilorLuxottica, stabile al settimo posto, è anche quest’anno l’unica azienda italiana presente in Top 10. Per il terzo anno consecutivo, il quartetto dei migliori player del lusso è composto dai colossi LVMH, Kering, Estée Lauder e Richemont.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.