Le prese di beneficio frenano la corsa dell’oro
La risalita del dollaro e le aspettative di un accordo al Congresso Usa su un nuovo piano di stimolo fanno cadere questa mattina le quotazioni dell’oro anche se il peggioramento delle relazioni sino-americane limita le vendite per il metallo giallo.
I futures sull’oro sono arrivati a cedere oltre l’1,5 per cento sotto la soglia dei 2.020 dollari l’oncia. Nelle scorse settimane il metallo giallo ha aggiornato più volte i livelli record e segna +30% circa Ytd. Male anche l’altro metallo prezioso, l’argento, che segna addirittura -4% circa a 28.150 dollari.
Il biglietto verde si muove al rialzo (+0,15% il Dollar Index) con il Congresso degli Stati Uniti che cerca di riavviare i negoziati su un accordo per un nuovo piano di stimoli per contrastare l’emergenza Covid. Il presidente degli Stati Uniti Trump ha anche twittato che i leader democratici del Congresso volevano incontrarlo sul rilievo economico relativo al Covid.
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Focus su inflazione Usa, attesa in rallentamento a giugno, e testimonianza alla Camera del presidente Fed Warsh. Al via trimestrali Usa
Il petrolio Brent ha superato gli 85 dollari al barile per la prima volta in un mese, in seguito alla decisione del Presidente USA Donald Trump di reimporre un blocco sulle navi iraniane nello Stretto di Hormuz. Questa mossa ha acceso timori sulle forniture globali, portando il petrolio ai massimi livelli mensili.
Le esportazioni e importazioni cinesi hanno superato le aspettative a giugno, spinte dalla crescente domanda globale di semiconduttori e hardware per data center AI. Le esportazioni sono aumentate del 27%, mentre le importazioni sono cresciute del 36%, portando a un surplus commerciale di 125,6 miliardi di dollari.
Apertura all’insegna dei ribassi per Wall Street, condizionata dal comparto dei semiconduttori, che si adegua al trend negativo dei concorrenti internazionali