Immobiliare: prezzi case in stallo tranne al Sud. Firenze la più cara
In Italia una casa in vendita costa 1879 euro al metro quadro, in calo di appena lo 0,2 per cento. Il numero è quello che emerge dall’Osservatorio di Immobiliare.it relativo all’andamento dei prezzi medi richiesti nei primi sei mesi dell’anno rivelando una fase di stallo dei prezzi che coinvolge ormai tutte le aree del Paese
Eccezione al Sud, dove nel corso dei primi sei mesi dell’anno i costi sono scesi a 1.552 euro/mq, mentre al Centro il prezzo medio si conferma essere il più caro in assoluto, con 2.234 euro al metro quadro. Guardando alla suddivisione fra grandi e piccoli centri, il trend emergente rimane quello di una sostanziale stabilità dei prezzi: nelle città con più di 250mila abitanti i costi sono aumentati dello 0,4% in sei mesi, in quelli minori l’oscillazione è in territorio negativo dello 0,6%. Ciò che rimane differente è il prezzo medio rilevato con le grandi città che superano i 2.500 euro al metro quadro e le piccole che si fermano appena sopra i 1.600 euro.
La città italiana più cara per gli acquisti immobiliari è Firenze dove il prezzo medio richiesto a giugno 2019 è stato pari a 3.810 euro al metro quadro, seguita da Milano con i suoi 3.466 euro/mq. Roma mantiene il terzo posto con i prezzi richiesti a giugno 2019 scesi del 2% rispetto a quelli dello stesso mese dell’anno scorso, attestandosi su una media di 3.148 euro/mq.
Segno più per i prezzi di Cagliari (+3,4%) e Bologna (+1,2%). I due capoluoghi di regione più economici in cui comprare casa rimangono Campobasso e Catanzaro, dove i valori medi richiesti da chi vende superano di poche decine di euro la soglia dei 1.000 al metro quadro.
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Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
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American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.