Ocse: in Italia pressione fiscale alle stelle
ROMA (WSI) – L’Italia uno dei paesi con la pressione fiscale più alta nei paesi Ocse. A renderlo noto l’istituto con sede a Parigi secondo cui il Paese mantiene il posizionamento dello scorso anno, con un livello al 42,9% sul Pil nel 2016, seppur in lieve calo di quattro decimi di punto rispetto al 2015, piazzandosi sesto su 35.
Davanti a noi la Danimarca (45,9%), Francia (45,3%), Belgio (44,2%), FInlandia (44,1%) e Svezia (44,1%) e davanti all’Austria (39,4%) e all’Ungheria (38,8%). Messico, Cile, Irlanda, Turchia e gli Stati Uniti son quelli con la pressione più bassa.
L’Ocse ha anche avvertito che l’aumento dei carichi di debito privato sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo rappresenta un rischio per la crescita, considerando che paesi come il Canada, la Corea del Sud e il Regno Unito sono al top a livello mondiale nell’indebitamento delle famiglie.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.