Brexit, Ryanair minaccia: “Rivedere accordi o non voleremo più in UK”
LONDRA (WSI) – La Brexit fa paura anche a Ryanair che minaccia di non volare più da e per Londra da marzo 2019 se non si rimette mano agli accordi in scadenza con l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.
Un pericolo molto realistico avverte il vettore irlandese dalle parole del vice Kenny Jacobs.
“A nove mesi dal referendum sulla Brexit non sappiamo ancora quali saranno gli effetti sull’aviazione civile. Appare purtroppo molto chiaro il fatto che il governo di Londra non abbia un’idea sul come uscire dall’impasse e manca al momento anche un piano B. Quindi comincia a profilarsi la possibilità che nessun volo possa essere mantenuto tra l’Uk e il resto del Vecchio Continente. Ora bisogna che il governo metta al primo posto in agenda un piano specifico per l’aviazione civile”.
Breaking news
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.
A luglio, il settore manifatturiero e dei servizi del Regno Unito ha registrato un aumento degli indici PMI, secondo i dati preliminari di S&P Global. L’indice PMI manifatturiero ha raggiunto 52,8, mentre quello dei servizi è salito a 51,8.
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.