Petrolio: a New York flirta con $43, si teme flop riunione Opec
NEW YORK (WSI) – Ieri la risalita grazie alla crisi libica e l’apertura del Venezuela al congelamento della produzione di petrolio e oggi volatilità. Prezzi del petrolio in preda a oscillazioni; dopo essere saliti nelle contrattazioni dei mercati asiatici, i prezzi virano in territorio negativo.
In particolare, il contratto WTI scambiato a New York cede lo 0,48%, a $43,09, rischiando di bucare la soglia di $43, mentre le quotazioni del Brent arretrano dello 0,59%, a $45,68.

Tra le altre materie prime , in lieve rialzo l’ oro, che sale dello 0,11% a $1.319,20 l’oncia.
Attesa da parte degli investitori per l’incontro informale, previsto a fine mese, ad Algeri, esattamente il prossimo 28 settembre, tra i membri dell’OPEC che si riuniranno con i produttori che non fanno parte del cartello per discutere sull’attuale eccesso di offerta. I rumor sulla possibilità di un congelamento della produzione hanno permesso alle quotazioni del petrolio di balzare fino a +7,5% nel mese di agosto.
Tuttavia, nelle ultime settimane, è cresciuto lo scetticismo. Secondo Stephen Schork, direttore generale di Schork Group, società di consulenza a Villanova, Pennsylvania, “L’Opec ha esaurito le munizioni” e, “anche se si dovesse raggiungere un accordo sul congelamento della produzione, ciò avverrebbe a un livello così elevato che si tratterebbe di una manovra senza alcun significato”.
Breaking news
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Negli Stati Uniti, le richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 13.000 unità nella settimana conclusa il 30 maggio, raggiungendo un totale di 225.000, superando le previsioni di 215.000. Il dato precedente è stato rivisto al ribasso da 215.000 a 212.000. Il numero totale di beneficiari è diminuito di 8.000, attestandosi a 1.777.000 nella settimana terminata il 23 maggio.
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Le Borse cinesi chiudono in negativo a causa delle crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l’instabilità in Medio Oriente. L’indice Hang Seng e l’indice composito di Shanghai registrano perdite significative. L’amministrazione Trump annuncia nuovi dazi, colpendo anche la Cina.