Padoan: non siamo in “stagnazione secolare”
Qualcuno la chiama stagnazione secolare, ma è incentivo a fare di più, non deve generare pessimismo: questo uno dei passaggi dell’intervento del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Per sintetizzare la situazione dell’economia globale, Padoan ha ricordato come “c’è tanto risparmio, forse troppo, e ciò è il sintomo e la conseguenza di una prudenza, di una reticenza a investire”, mentre allo stesso tempo “si investe troppo poco perché non si ha fiducia nelle prospettive di profitto: si tratta di due tendenze aggregate che tendono a permanere, a consolidarsi e qualcuno associa questa tendenza, con qualche ragione, alla nozione di stagnazione secolare”.
Il ministro poi ha specificato che personalmente non ritiene che il mondo sia in una stagnazione secolare (“io non lo penso”): “Già domani mi aspetto titoli sui giornali che dicono che il ministro dell’Economia parla si stagnazione secolare. Non ho detto che siamo in stagnazione secolare ma che ci sono sintomi di malessere più profondi di quanto pensassimo”.
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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.