Gestione rifiuti: a Roma il primato per i costi più alti d’Italia
ROMA (WSI) – Mentre continua lo scandalo Ama, la città di Roma conquista il triste primato dei costi più alti per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. A denunciarlo il Codacons secondo cui i romani pagano costi alti e il servizio di raccolta è peggiorato.
“La gestione della spazzatura costa complessivamente alla capitale circa 794 milioni di euro annui a fronte di tale cifra vengono prodotte 1,7 milioni di tonnellate di rifiuti. Ciò significa che ogni cittadino romano spende mediamente 276 euro all’anno per il servizio”.
Nel resto d’Italia a Milano i costi di gestione ammontano a 306 milioni di euro, circa 225 euro a cittadino, a Torino ancora meno con circa 203 euro in media all’anno di tassa sui rifiuti.
“In definitiva a Roma si paga di più che nel resto d’Italia, per ricevere in cambio un servizio peggiore rispetto alle altre città. La raccolta dei rifiuti e la pulizia della capitale è sensibilmente peggiorata negli ultimi anni, mentre i costi a carico della collettività sono aumentati di circa il 10% dal 2010 ad oggi. Per tale motivo il Codacons sta studiando la possibilità di avviare una class action contro l’Ama, volta a far ottenere ai cittadini romani la restituzione degli incrementi tariffari pagati negli ultimi anni attraverso la Tari”.
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Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.