10:59 martedì 25 Agosto 2015

CROLLO EMERGENTI. L'OUTLOOK DI SCHRODERS E LE VALUTE DA EVITARE

Schroders: Mercati Emergenti, le dinamiche internazionali si fanno sentire, a cura del Multi-Asset Investment Team di Schroders

In generale, riteniamo che le economie dei Mercati Emergenti siano in uno stato di malessere a causa di una miriade di difficoltà che potrebbero richiedere un processo di risanamento lungo diversi anni.

L’azionario dei Mercati Emergenti, come misurato dal MSCI Emerging Markets Index, è piombato ai livelli più bassi da quattro anni, dopo aver raggiunto a maggio i massimi da 12 mesi. Al di là dell’andamento dell’indice, riteniamo che la maggior parte della sotto-performance e del miglioramento delle valutazioni dell’azionario dei Mercati Emergenti possa essere attribuito ai settori legati alle materie prime.

Ciò suggerisce che effettuare una stima sul valore dei titoli azionari nei Mercati Emergenti richiede una presa di posizione sui prezzi delle commodity e sulle prospettive di una ripresa ciclica cinese. Nonostante questo, gli specialisti Risk Prima di Schroders rimangono cauti riguardo le materie prime e le commodity in generale: per questo motivo fatichiamo ad avere una visione positiva sull’azionario dei Mercati Emergenti, fino a quando non vedremo un valore maggiormente diffuso in tutto l’universo di investimento.

Gli ultimi provvedimenti attuati dalla Banca centrale cinese (PBoC) suggeriscono che i rischi di una grave regressione in Cina sono aumentati, il che è un segnale di avvertimento che la ripresa ciclica cinese potrebbe non essere ancora raggiungibile. Per tale ragione abbiamo una visione negativa sull’azionario dei Mercati Emergenti in generale.

Già da aprile le obbligazioni dei Mercati Emergenti, denominate sia in valuta forte che in valuta locale, faticano. Mentre una crescita limitata dei Mercati Emergenti e le preoccupazioni sui flussi di settore ostacoleranno le prestazioni del debito dei Paesi di questo gruppo, ci aspettiamo che il ciclo del rialzo dei tassi della Fed relativamente piatto sarà in parte controbilanciato da una politica monetaria sempre accomodante nell’Eurozona e in Giappone.

La storia di investimento sui tassi di interessi locali dei Mercati Emergenti è sempre più allettante, tuttavia è probabile che subisca la pressione della normalizzazione dei tassi da parte della Fed. Ad ogni modo, con valute più economiche e rendimenti nominali elevati, crediamo che il debito locale dei Mercati Emergenti sarà in una posizione migliore, quando la Fed inizierà ad aumentare i tassi di interesse, rispetto allo stato in cui si trovava prima del taper tantrum nel 2013. Il debito in valuta locale dei Mercati Emergenti scambia con uno spread di circa il 4,70% sui titoli statunitensi, nel punto più alto della serie storica. Ciò detto, rimaniamo selettivamente prudenti sulle obbligazioni locali dei Mercati Emergenti.

Ad esempio, abbiamo una visione negativa sulla Polonia e sul Sud Africa per via di una potenziale pressione al rialzo sulle attese dell’inflazione legata alle loro valute deboli.

Continuiamo ad avere una posizione relativamente prudente sulle valute dei Mercati Emergenti rispetto al dollaro. La normalizzazione dei tassi di interesse della Fed probabilmente sarà accompagnata da una maggiore volatilità, in quanto gli investitori rimpatrieranno il capitale dai rendimenti valutari più elevati. A nostro avviso, le valute dei Mercati Emergenti più esposte a tali rischi sono il rand sudafricano, la lira turca e il real brasiliano. Siamo particolarmente negativi sul rand sud africano, che è stato declassato questo mese di un punto negativo dai nostri specialisti sulle valute; questa visione è rafforzata dalla doppia revisione negativa sulle obbligazioni sudafricane denominate in valuta locale, effettuata dai nostri specialisti sulla duration. Siamo più positivi sulla lira turca poiché riteniamo che il flusso di notizie negative stia iniziando ad essere prezzato dalla valuta, anche se vediamo una potenziale volatilità nel momento delle prossime elezioni. Rimaniamo negativi anche sulle valute asiatiche, come il dollaro di Singapore e il won coreano, per via delle pressioni deflazionistiche nella regione.

Data la dispersione diffusa delle dinamiche sulla crescita e sull’inflazione nell’universo dei Mercati Emergenti, è importante considerare la regione da una prospettiva sia bottom-up sia top-down. Quando la Fed inizierà ad aumentare i tassi, ci aspettiamo che i paesi a più alta qualità avranno una performance migliore rispetto al più ampio universo dei Mercati Emergenti, i quali potrebbero essere sottoposti ad uno stress considerevole.

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